"Ogni periodo di crisi – ha spiegato ancora lo studioso – incentiva la ricerca del capro espiatorio e porta a chiamare in causa gli immigrati anche quando c’entrano poco con i problemi da affrontare, come avviene in questa crisi mondiale che ha altre radici. Senz’altro i posti di lavoro continueranno a diminuire e questo andamento non può non riguardare anche gli immigrati ha aggiunto -. La mia paura è che diminuisca l’occupazione ufficiale e aumenti quella in nero. La crisi può tradursi nell’aumento del lavoro irregolare con tutte le sue conseguenze negative. Questo possibile sbocco va contrastato perché – ha spiegato – non conviene agli immigrati ma neppure a noi". "La durata di questo periodo negativo ha aggiunto Pittau – è di un anno e mezzo e pertanto sarebbe auspicabile tenere conto nelle proposte legislative che si fanno della loro dignità umana, delle loro esigenze e anche della tendenza strutturale all’insediamento stabile. Il compito dell’équipe di ricercatori che coordino è quello di parlare attraverso i dati statistici, dai quali abbiamo ricavato un insegnamento a imparare a convivere con gli immigrati anche in periodo di crisi. Accentuare la precarietà, che è già di spessore consistente, non paga”.