CARCERI: SEAC, SERVONO PIÙ "MISURE ALTERNATIVE" ALLA DETENZIONE

"Se il carcere continuerà a rappresentare, anche a livello di investimenti di risorse, l’unica risposta che l’ordinamento è un grado di offrire ai problemi della devianza, sarà sempre più difficile, per chi sia entrato nel circuito carcerario, accedere alle misure alternative previste dall’ordinamento penitenziario". A lanciare il grido d’allarme è il Seac, a conclusione del Convegno nazionale su "I diritti dei detenuti e la Costituzione", svoltosi a Roma nei giorni scorsi. In Italia, i detenuti oggi sono 58.000 e aumentano a un ritmo medio di 1.000 persone al mese; l’amministrazione penitenziaria dedica il 95% dei fondi alla reclusione e il 5% alle misure alternative. Secondo il Seac, "basterebbe spostare, inizialmente, il 5% del bilancio dagli istituti alle misure alternative per potenziarle e renderle ancora più efficaci". "Attraverso le misure alternative alla detenzione – si legge in una nota – si potranno reinserire molte migliaia degli attuali detenuti, la cui maggioranza è formata da persone in disagio sociale, colpevoli di reati lievi. Si potrebbero così potenziare anche i lavori socialmente utili e le attività 0riparatrici’, riservando il carcere ai soggetti condannati per i reati più gravi, ottenendo, con l’auspicato sfollamento degli istituti, anche migliori possibilità di trattamento durante la reclusione". ” ” ” “