Una conseguenza del secolarismo, per Betori, è "la tendenza a considerazione come ciò che è definitivamente passato"; mentre "le grandi vicende culturali e letterarie ci testimoniano l’esatto opposto". Dal punto di vista cattolico, "la tradizione viene incarnata dalla comunità ecclesiale, che a un tempo la preserva e la trasmette": è proprio l’esegesi, in altre parole, a richiedere "uno stretto rapporto con la comunità, per evitare l’arbitrio soggettivo e il fondamentalismo integralista". Di qui la necessità, per la teologia, di "fuggire banalità e luoghi comuni, che a volte impigriscono il nostro pensare, e dirigere umilmente l’indagine verso ciò che non è mai scontato, il mistero di Dio". Di fronte ad una "situazione difficile", dominata dalla "crisi di futuro" i cui principali "indicatori" sono la "bassissima crescita demografica" e le "pesanti difficoltà del processo educativo" la Chiesa in Italia "esorta da tempo a un maggior impegno sul fronte educativo e intende farlo sempre di più per i prossimi anni", ha concluso Betori auspicando per l’università una "paziente opera educativa", che richiede "la fedeltà alla tradizione e lo sforzo della ragione, per rendere comprensibile a noi e agli altri il contenuto della fede".