ABRUZZO

Per la rinascita

La “Fondazione l’Abruzzo risorge onlus”

Frutto di una risoluzione presentata nel Consiglio regionale abruzzese nella prima seduta post-sisma del 24 aprile scorso e sottoscritta all’unanimità da tutti i componenti dell’ufficio di presidenza e dai capigruppo di maggioranza e opposizione, è nata la “Fondazione l’Abruzzo risorge onlus”. La Fondazione, la cui costituzione formale è avvenuta il 19 maggio, ha lo scopo di “attuare le iniziative necessarie al rientro nella normalità della popolazione colpita dal sisma assicurando alla stessa ogni possibile tipo di soccorso e di assistenza, anche mediante la fornitura di beni e servizi e interventi di ricostruzione e riparazione dei beni danneggiati”. Per il raggiungimento di questa finalità, la Fondazione eroga fondi volti ad assicurare sia “l’assistenza socio-sanitaria e la beneficenza” sia “la ripresa economica e occupazionale delle attività artigianali, commerciali, professionali ed agricole sospese o interrotte in conseguenza del sisma”. Uno spazio importante, nelle finalità della Fondazione, è riservato agli aspetti culturali attraverso “il sostegno all’istruzione e alla formazione scolastica, universitaria e post-universitaria in favore degli orfani, dei componenti dei nuclei familiari delle vittime e di coloro comunque coinvolti nel terremoto; la messa in sicurezza, l’avvio del recupero, la ricostruzione, la conservazione e il restauro degli immobili pubblici o di interesse pubblico e del patrimonio culturale e d’interesse storico-artistico danneggiati dal sisma”. Il fondo di dotazione della “Fondazione l’Abruzzo risorge” è stato inizialmente costituito con un conferimento di 5 mila euro da parte di tutti i membri del Consiglio e della Giunta.Nulla senza la cultura. “Senza cultura non si ricostruisce né L’Aquila né l’Abruzzo”. È la convinzione di Attilio Danese, presidente del Centro ricerche personaliste di Teramo, che guarda con favore a questo particolare obiettivo della Fondazione. “L’Aquila – spiega Danese – ha sempre coltivato una cultura d’eccellenza attraverso le sue istituzioni: l’università, il conservatorio, l’associazione Solisti aquilani, la Società dei concerti Barattelli”. Non basta “solo ricostruire le case e nemmeno solo le chiese ma le persone, mantenendo viva una cultura che è ciò che aiuta le persone a stare bene nel proprio territorio”. Senza un nutrimento culturale, infatti “la gente cadrà nello scoraggiamento perché ha perso le proprie radici e bisogna aiutarla a ritrovarle attraverso i concerti, il teatro, la poesia”. Chance e pericolo. Secondo Danese, non è importante “solo il benessere, ma il buon essere”. Il terremoto può essere “una chance – attraverso l’esperienza della precarietà ritrovare i valori essenziali – ma anche un pericolo, con la tentazione dell’accaparramento delle risorse e dell’individualismo”. Il compito delle agenzie culturali e delle associazioni di volontariato che lavorano in questo campo è “aiutare a far crescere l’etica e difendere un tessuto sociale fatto di relazioni che hanno la persona al centro”. “L’Abruzzo – ha concluso Danese – ha vissuto già altre esperienze di terremoto, da cui ha saputo rinascere attraverso interpreti culturali, come Silone, che hanno ridato dignità e orgoglio alla gente abruzzese”.Voglia di continuare. “La maggior parte degli studenti dell’Università di L’Aquila – afferma Nicolò Nitti, presidente della Fuci del capoluogo abruzzese – intende restare ma ha bisogno di condizioni minime essenziali”. Il problema principale è quello “degli alloggi, perché circa 13 mila dei 27 mila studenti sono fuori sede e la maggior parte di essi viveva nel centro storico”. Lo stesso Nitti, studente di medicina, trascorre questi mesi nel suo paese, San Giorgio Jonico (Ta), perché la casa dove viveva è inagibile. “Ogni iniziativa per risolvere il problema degli alloggi, comprese quelle che potrà mettere in atto la Fondazione, è molto importante – dice – perché consente a L’Aquila di non perdere i suoi studenti che ne costituiscono una caratteristica fondamentale. Qui le facoltà umanistiche risalgono al 1600: fanno parte della storia e della vita della città”.Resti a L’Aquila? “La prima domanda che ci facciamo tra studenti rivedendoci nelle sessioni d’esame – aggiunge Melania Maione, palermitana e presidente della Fuci aquilana insieme a Nitti – è: Resti a L’Aquila?”. “Gli universitari che sono qui da qualche anno – spiega – vogliono rimanere purché ci sia la possibilità di studiare con serenità. Alcuni stanno anche prendendo casa nei paesi vicini con la prospettiva di fare i pendolari. Il problema sono le nuove iscrizioni: ben vengano iniziative concrete, non solo a parole, a sostegno della formazione universitaria in questa sede”. Secondo Melania, “occorre uno sforzo delle istituzioni perché gli studenti abbiano presto delle certezze sulla situazione complessiva in vista del nuovo anno accademico”. “Dopo la grande paura – conclude – la comunità universitaria potrà dare il suo contributo per la rinascita della città”.  a cura di Chiara Santomiero(24 giugno 2009)