CHIESA ORTODOSSA RUSSA: MOROZZO DELLA ROCCA (STORICO), "GRANDE STORIA DI MARTIRIO"” “

"Una storia di grande sofferenza e martirio": così, nel corso di una tavola rotonda questo pomeriggio all’Istituto Sturzo di Roma, lo storico Roberto Morozzo Della Rocca ha definito le vicende della Chiesa ortodossa russa nell’era staliniana. "La separazione Chiesa-Stato riconosciuta negli anni’20 del secolo scorso – ha spiegato – ha in realtà ‘istituzionalizzato’ una forma di oppressione dello Stato verso la Chiesa, privata di personalità giuridica". Ripercorrendo le "ondate" di persecuzioni subite dalla Chiesa di Mosca, Morozzo ha rammentato "il primo gulag per ecclesiastici che nel decennio 1920-1930 raccolse ortodossi, cattolici orientali, armeni e perfino alcuni muftì islamici" e "costituì il modello per i successivi gulag staliniani". Negli anni 1929-32 (quelli della lotta contro i kulaki) e 1937-39 (quelli delle "grandi purghe"), "il ceto ecclesiale scomparse quasi ovunque". "Dei 272 vescovi presenti nel Paese nel 1914 – ha reso noto lo storico – alla fine degli anni’30 ne erano rimasti 4; i preti da oltre 5.100 si ridussero a qualche centinaio". Dei mille monasteri non ne rimase uno, mentre le chiese, 54mila nel 1914, alla fine degli anni’30 erano circa un centinaio. Nonostante questo "piano di estirpazione", un censimento del 1937, rimasto segreto fino al 1990, "rivela che la metà della popolazione si definiva credente". ” “