Per quanto riguarda la libertà religiosa, "oggetto di quel diritto ha spiegato Bertone – non è il contenuto intrinseco di una determinata fede religiosa, ma l’immunità da ogni coercizione, quasi una zona di sicurezza in grado di garantire l’inviolabilità di uno spazio umano in cui il singolo credente e la comunità in cui egli esprime la propria fede sono liberi di agire, senza pressioni esterne". Per il segretario di Stato, "quando viene meno il riconoscimento del diritto alla vita" e di quello "alla libertà religiosa anche il rispetto per gli altri diritti vacilla". Dopo aver ripercorso gli interventi all’Assemblea generale dell’Onu di Paolo VI (1965), Giovanni Paolo II (1995) e Benedetto XVI, il cardinale ha osservato che la Dichiarazione fa discendere "l’esatta natura" dei diritti umani "dalla dignità che è comune ad ogni essere umano" e ha precisato che "difendere i diritti fondamentali significa non confonderli con semplici e spesso limitati bisogni contingenti". "Anche una volta riconosciuti e perfino fissati in una eventuale convenzione, i diritti umani hanno sempre bisogno di essere difesi", e "rispettare e rinvigorire i diritti fondamentali sarà un modo concreto attraverso cui contrastare le forme, differenti e diffuse, di abbandono dei cardini di ordine morale nei rapporti sociali, dalla dimensione interpersonale sino a quella delle relazioni internazionali". (segue)