Creare un’impresa

Finanziamenti per la nascita di nuove attività produttive

Si chiama CreaImpresaAbruzzo il progetto promosso dalla Regione, nell’ambito del Programma operativo Fse Abruzzo 2007-2013, “Asse 2: Occupabilità”. Il progetto è stato pensato per favorire la nascita di nuove imprese usufruendo dei finanziamenti previsti dalle leggi regionali 55/98 (legge quadro in materia di politiche regionali di sostegno all’occupazione), 136/96 (imprenditoria nei parchi) e 143/95 (imprenditoria femminile).Per il rilancio economico. “CreaImpresaAbruzzo” ha una durata di 18 mesi ed è articolato in quattro fasi: informazione e promozione della cultura d’impresa; formazione e aggiornamento delle competenze imprenditoriali; accompagnamento alla redazione del business plan; accompagnamento in fase di start up delle imprese ammesse a finanziamento. Destinatari del progetto sono le nuove piccole e medie imprese con sede legale, operativa e amministrativa in Abruzzo, in forma societaria o cooperativistica, la cui compagine sociale sia composta da almeno il 50% dei soggetti appartenenti a una categoria a disagio occupazionale, di età non superiore a 60 anni, nonché le nuove piccole e medie imprese la cui compagine sociale sia composta per due terzi da donne che abbiano sottoscritto almeno i due terzi del capitale sociale e siano rappresentate nella medesima misura negli organi di amministrazione. Possono prendere parte al progetto anche i disoccupati o inoccupati, lavoratori in cassa integrazione, lavoratori individuati in accordi per la gestione degli esuberi nei casi di crisi aziendali e i residenti nei Comuni i cui territori sono ricompresi nelle aree dei parchi e delle riserve. Nell’illustrare l’iniziativa l’assessore regionale alle Politiche del lavoro, Paolo Gatti, ha spiegato che ai corsi di formazione possono partecipare 160 persone e che, per attivare i progetti, è previsto un budget di 12 milioni di euro. L’assessore ha dichiarato anche che attraverso questo progetto si auspica la nascita di un centinaio di nuove imprese che possano dare un contributo al rilancio economico e produttivo della regione. Profonda crisi. Da più di un anno ormai l’Abruzzo vive una profonda crisi occupazionale, aggravata dal terremoto che ha colpito il capoluogo. “A risentire maggiormente degli effetti disastrosi del terremoto – afferma Giuseppe D’Amico, direttore di Confindustria Abruzzo – sono state le piccole e medie imprese che avevano l’attività nel centro storico de L’Aquila; per queste aziende la situazione è tuttora drammatica: circa il 70% degli studi professionali e delle aziende, che avevano sede nel centro del capoluogo abruzzese, non hanno potuto riaprire perché non ci sono gli spazi, o perché quelli che c’erano avevano costi troppo alti”. A questo scenario si deve aggiungere che L’Aquila, anche prima del terremoto, era colpita da una crisi occupazionale e produttiva importante, dovuta all’abbandono del territorio da parte di aziende nazionali e multinazionali. Negli ultimi due anni la crisi ha raggiunto anche la Sacci (Società per azioni centrale cementerie italiane), che sviluppa la propria attività presso gli stabilimenti di Testi-Greve in Chianti (Fi), Castelraimondo (Mc), Cagnano Amiterno (Aq), Livorno, Tavernola Bergamasca (Bg) e Pescara. Problema generale. Nella fabbrica di Cagnano, situata nella provincia aquilana, lavorano circa 90 persone: Roberto Mancinelli, direttore dal 2003, fa il punto della situazione, spiegando in che modo si sta affrontando il post sisma. “Anche nello stabilimento di Cagnano – spiega – subiamo gli effetti negativi della crisi economica: negli ultimi due anni la produzione è passata da 50 milioni tonnellate a 35 milioni”. Certo, appare strano che in un territorio dove c’è particolarmente bisogno del cemento per la ricostruzione, la fabbrica che lo produce attraversi una fase difficile. “Il motivo – spiega il direttore – è che la ricostruzione pesante non è ancora decollata, e chissà se e quando partirà. Inoltre la società deve far fronte a una forte concorrenza” perché L’Aquila ora fa gola a molti. “Comunque – continua Mancinelli – la sola ricostruzione non basterebbe a migliorare la situazione. Il problema è generale e riguarda l’intero territorio italiano: altri settori sono entrati in crisi prima di noi. Occorre la ripresa del mercato, oltre a quella aquilana”. Anche l’arcivescovo de L’Aquila, mons. Giuseppe Molinari, lancia un appello alle autorità competenti per far fronte all’emergenza lavorativa. “Le gioie e le sofferenze del mondo – ha dichiarato l’arcivescovo – sono le gioie e le sofferenze di Dio. In questo momento la Chiesa de L’Aquila esprime la sua vicinanza a coloro che portano nel cuore la sofferenza per aver perso anche il lavoro. La città può rinascere solo attraverso il lavoro”.a cura di Alessandra Circi(29 ottobre 2010)