RAPPORTO CENSIS: IL 2008 ANNO DI "FRAGILITÀ, PAURE, PANICO" (2)

Secondo il Censis "alla crisi ci crediamo e non ci crediamo". Infatti, per alcuni "si sfiammerà presto, per altri il tracollo durerà a lungo. Questa diversa percezione riflette l’assenza di una consapevolezza collettiva, a conferma del fatto che restiamo una società ‘mucillagine’". Il Censis sostiene che il nostro contesto sociale è "condizionato da una soggettività spinta dei singoli, senza connessioni fra loro e senza tensione a obiettivi e impegni comuni. Questa regressione antropologica, con i suoi pericolosi effetti di fragilità sociale, è visibile nel primato delle emozioni, nella tendenza a ricercarne sempre di nuove e più forti", al punto che "la violenza o lo stravolgimento psichico si illudono di avere un bagliore irripetibile di eternità, mentre nei fatti sono solo passi nel nulla". Eppure, secondo il Censis di cui è presidente il sociologo Giuseppe De Rita, proprio la crisi finanziaria globale "ha determinato un salutare allarme collettivo. Si tratta ora di vedere se il corpo sociale coglierà la sfida, se si produrrà una reazione vitale per recuperare la spinta in avanti, sebbene siano in agguato le ‘italiche tentazioni alla rimozione dei fenomeni, alla derubricazione degli eventi, all’indulgente e rassicurante conferma della solidità di fondo del sistema”. (segue)