“Una comunità dove sia forte il senso di comunità già di per sé educa”, ma ciò non toglie che una “comunità educante”, dal punto di vista psicologico, dovrebbe possedere alcune peculiarità ben precise. Ad illustrarle, nell’ambito della presentazione del X Rapporto sulla scuola cattolica italiana, è stata Anna Rita Colasanti, docente di psicologia all’Università pontificia salesiana, tracciando una sorta di “decalogo” del profilo psicologico della scuola come comunità educante. Una comunità educante è tale se “mette al centro la persona e i suoi diritti, ha un orizzonte valoriale condiviso, crea legami di appartenenza, ha un’identità forte ma è flessibile e aperta al cambiamento. Vive l’esperienza del noi, ma valorizza le diverse identità e le rende visibili, esercita responsabilità individuali e collettive, pratica una genitorialità diffusa, è lungimirante, cioè non valuta solamente il presente ma il futuro, tenendo presente i possibili cambiamenti”. Tra i possibili punti critici di alcune scuole cattoliche, Colasanti ha citato “l’orientamento della scuola più verso il controllo che verso l’autonomia e l’emancipazione individuale” ed “il disagio dei ragazzi più grandi nel sentirsi tagliati fuori dalle esperienze studentesche dei loro coetanei delle scuole statali”.