L’Unione europea pone sul tavolo 600 milioni di euro nel periodo 2010-2013 per favorire le riforme socio-economiche in sei paesi dell’est Europa: Armenia, Azerbaigian, Bielorussia (sotto la condizione di avviare il processo democratico), Georgia, Moldova e Ucraina. La proposta è stata presentata dalla Commissione e prevede "un nuovo partenariato orientale", la cui esigenza "è stata accelerata dal conflitto caucasico di questa estate". Per spiegare l’iniziativa scendono in campo il presidente dell’Esecutivo José Manuel Barroso e la commissaria alle Relazioni esterne Benita Ferrero-Waldner. La proposta prevede un "sostanziale potenziamento del livello di impegno politico, con particolare riguardo alla prospettiva di una nuova generazione di accordi di associazione", una "integrazione nell’economia dell’Unione", "regole più semplici per i cittadini dei paesi partner che si recano in viaggio nell’Ue". Si prevedono inoltre alcune "intese in materia di sicurezza energetica che vadano a beneficio di tutte le parti in causa". Il partenariato si articola concretamente in cinque "iniziative faro": gestione integrata delle frontiere; sostegni allo sviluppo delle Pmi; accordi energetici; realizzazione del corridoio energetico meridionale; cooperazione per risposte congiunte alle calamità naturali.” “