BASILICATA
Un programma a favore degli immigrati
Lo scorso 13 dicembre, la Giunta regionale della Basilicata ha approvato il “Programma regionale delle iniziative in favore degli immigrati residenti in Basilicata per l’anno 2007”, che impegna il bilancio regionale per una somma di 400mila euro, dei quali 280mila destinati al potenziamento dei servizi a favore degli immigrati e 120mila riservati alla Regione per attività di ricerca, sensibilizzazione e informazione sul fenomeno migratorio e per contributi straordinari ed urgenti a favore degli immigrati e delle loro famiglie. Secondo i dati ufficiali, in Basilicata gli immigrati soggiornanti sono 7.676 dei quali 6.407 residenti; il 69,4% di essi è presente sul territorio per motivi di lavoro e il 54,8% rientra nella fascia d’età 19-40 anni. Alcuni indicatori relativi ai flussi migratori dimostrano che anche nelle regioni del Sud si inizia a configurare un fenomeno migratorio strutturale, non più di passaggio verso i mercati di lavoro del centro-nord e destinato, quindi, ad incidere sul tessuto sociale ed economico.Dare dignità. “L’obiettivo del piano – afferma Pietro Simonetti, presidente della Commissione regionale per l’immigrazione – è quello di organizzare i flussi di immigrazione in regione dando dignità a questo fenomeno e, in genere, di avviare delle politiche più ampie in materia, secondo una strategia triennale”. Non si tratta, infatti, di affrontare la questione esclusivamente sotto il profilo della solidarietà, ma anche della necessità. “L’Italia – secondo Simonetti – vive una grossa contraddizione: da un lato ha paura degli immigrati e si esprime, come avviene in questi giorni, per la loro espulsione; dall’altra ne ha necessità, al Nord come al Sud, per far funzionare l’economia. La necessità è maggiore in regioni piccole come la nostra, soggette a un grande spopolamento per il calo della natalità. Perché non aiutiamo questo processo di inserimento delle persone immigrate guardando ad esse come una risorsa?”. In questa prospettiva si colloca, tra l’altro, un progetto pilota regionale sulla regolazione dei flussi tramite accordi bilaterali con le regioni di provenienza dei migranti per aumentare il numero delle persone accolte regolarmente: “Le domande da parte dei datori di lavoro sono molto superiori alle quote di lavoratori che possono essere accolti, fissato dalla legge nazionale; questo meccanismo genera lavoro nero, clandestinità – le presenze effettive sono superiori a quelle dei dati ufficiali – e, quindi, illegalità”.Lavorare sulla formazione. Una delle priorità del piano è lavorare sulla formazione professionale: “Per prima – spiega Simonetti – quella degli operatori degli sportelli informativi che dovranno collegarsi sempre più in una rete; in parallelo, occorre formare gli immigrati, a partire dalle badanti che in Basilicata sono 12mila, provenienti in gran parte dall’Europa dell’Est, e poi i lavoratori nei settori dell’edilizia e dell’agricoltura”. Per quanto riguarda le badanti, la previsione di una compartecipazione ai costi di assistenza per ultra sessantacinquenni disabili a fronte di contratti di lavoro regolari mira ad abbattere quote di lavoro in nero. “Oltre ai 400mila euro previsti dal piano regionale – aggiunge Simonetti – abbiamo ottenuto dal ministero della Solidarietà sociale altri 180mila euro per corsi di lingua italiana per gli immigrati. Al ministero abbiamo avanzato anche una richiesta di 1,5 milioni di euro per un piano di edilizia abitativa per gli immigrati, che si traduce soprattutto nel recupero delle abitazioni degli antichi centri storici dei nostri paesi”. Parte dei fondi del piano regionale sono, inoltre, destinati alla creazione di un Osservatorio del fenomeno migratorio che opererà soprattutto con modalità telematiche e che dovrebbe aprire entro la metà del 2008.Pubblico e privato sociale. Il Piano si propone di integrare l’iniziativa pubblica con le esperienze di privato sociale già esistenti sul territorio: “Negli anni trascorsi – afferma suor Lucia Cima, responsabile delle aree immigrazione e carcere della Caritas diocesana di Matera – le risposte ai problemi posti dall’immigrazione sono state date per la maggior parte dal privato sociale: oggi le istituzioni scelgono di non delegare ma di farsi carico direttamente, con delle politiche strutturate di accoglienza”. In questa prospettiva “sono molto positive le scelte riguardo alla formazione professionale e dell’aiuto alle famiglie rispetto alle badanti, spesso sottopagate e senza permesso di soggiorno: è una risposta importante al problema della regolarizzazione”. Insieme a dieci donne provenienti per lo più dal nord Africa, suor Cima ha dato vita all’associazione Kafila, cioè carovana, che dal prossimo gennaio offrirà servizi di pulizia e di traduzioni dall’arabo e dal tigrigno (la lingua dell’Eritrea) e si propone, inoltre, di sviluppare il ruolo delle mediatrici culturali organizzando dei corsi di formazione. “E’ un modo per aiutare le donne immigrate ad inserirsi meglio nel territorio in cui stanno diventando una presenza stabile, valorizzandone i molti talenti”, conclude la religiosa.a cura di Chiara Santomiero(21 dicembre 2007)