BASILICATA
Scuole paritarie dell’infanzia
La Giunta regionale della Basilicata ha approvato, a fine 2007, una delibera che stabilisce i criteri e le modalità di accesso al fondo regionale destinato alle scuole paritarie dell’infanzia, dando così attuazione ad un articolato inserito nella legge finanziaria regionale per il 2007 che prevede la destinazione a questo scopo di 300mila euro per l’anno 2007, di 500mila euro per il 2008 e di altri 500mila euro per il 2009. Scopo del provvedimento che ha recepito le sollecitazioni della Federazione delle scuole materne cattoliche (Fism) è di “sostenere l’attività delle scuole d’infanzia paritarie gestite dai Comuni, da altri enti o soggetti privati che operano nel territorio regionale e che hanno ottenuto il riconoscimento dello status di scuola paritaria in base alla vigente normativa, purché non aventi fini di lucro ed aperte alla generalità dei cittadini”. “Nel garantire la parità di trattamento degli utenti delle diverse scuole pubbliche e private operanti in Regione è stato sottolineato occorre osservare che in quasi tutti i Comuni lucani sono presenti scuole dell’infanzia statali e perciò si rende necessaria garantire una più equa ed equilibrata distribuzione delle risorse disponibili”.A servizio dei piccoli. “In Basilicata dichiara Edmondo Soave, responsabile regionale della Fism ci sono 39 scuole cattoliche per l’infanzia nella provincia di Potenza e 11 in quella di Matera, distribuite in 45 Comuni. Le comunità sono legate a queste scuole: a Potenza ci sono addirittura liste di attesa per potervi accedere. Come Fism vogliamo convincere le istituzioni regionali del servizio indispensabile che esse svolgono soprattutto nei piccoli Comuni”. “Ogni sezione di una scuola spiega Soave ha costi intorno ai 50mila euro annui; il contributo statale copre il 20% di questi costi; il resto dovrebbe essere coperto dalle rette dei bambini ma nei Comuni più piccoli i genitori faticano a farlo. Oltre a non dare stipendio alle suore (in queste condizioni non ci può permettere di assumere insegnanti laici), per far quadrare i conti stiamo tentando di centralizzare i servizi per risparmiare sulle spese”. Per questo, continua, “abbiamo raggiunto un accordo con l’Associazione nazionale dei Comuni italiani al fine di stipulare una convenzione con tutte le amministrazioni comunali per la fornitura di alcuni servizi minimi. Occorre chiedersi quanto costerebbe al servizio pubblico il venir meno di una nostra scuola in una piccola realtà”.”Per sensibilizzare su questo tema e far riconoscere le scuole cattoliche come portatrici di un progetto culturale ed educativo qualificante aggiunge Soave dal 2003 proponiamo la manifestazione a carattere regionale Arcobaloni”, una commistione tra arcobaleno e Babilonia in Iraq, per suggerire un’idea di pace all’insegna della fantasia dei più piccoli. Quest’anno si svolgerà a S.Costantino albanese, il paese più piccolo della Basilicata dove la scuola materna ha 12 alunni. Il problema dei nostri paesi è proprio il crollo demografico che porta con sé il rischio della scomparsa di 440 cattedre nella scuola, oltre all’estinzione delle comunità più piccole. I giovani, tra i quali c’è un’alta percentuale di laureati e specializzati, vanno a cercare lavoro altrove e non tornano. In questo contesto, la nostra manifestazione vuole porre la domanda: come sarebbero i nostri paesi senza bambini?”.Insieme alle famiglie. La cooperativa “S.Maria della speranza” gestisce la scuola materna cattolica del quartiere Bucaletto di Potenza. “Non sono molte le scuole gestite da una cooperative spiega la responsabile, Nadia Polo di solito sono curate dalle amministrazioni comunali o da congregazioni religiose. Il quartiere in cui siamo è sorto dopo il terremoto del 1980 per ospitare le famiglie che avevano perso la casa; con il passare del tempo, a queste sono subentrate famiglie senza alloggio, extracomunitari, persone che avevano compiuto occupazioni abusive poi sanate”. È uno di quei contesti, chiarisce Polo, “definiti a rischio, sebbene vi abitino anche molte famiglie normali”. Nella scuola materna 4 sezioni per un totale di 75 bambini molti di essi vengono accolti gratuitamente: “Non sempre chi iscrive i figli è cattolico; vi sono non credenti ed anche fedeli islamici che sono rassicurati dal rispetto che si ha nei confronti delle loro credenze, a partire dalle abitudini alimentari di cui si tiene conto per i pasti dei bambini a scuola”. “L’aspetto più qualificante del nostro lavoro afferma Polo è il rapporto con le famiglie. Spesso capita di interagire con genitori disperati, vittime di più licenziamenti e con problemi reali di sussistenza che trovano nella scuola un punto di riferimento. Psicologi e pedagogisti animano numerose iniziative pomeridiane per aiutare i genitori nell’approccio culturale ai propri figli. Questo profilo segna proprio la specificità della scuola paritaria dove accogliere la famiglia insieme al bambino è un valore fondante del rapporto educativo tra scuola e alunno”.a cura di Chiara Santomiero(08 febbraio 2008)