BASILICATA
Approvato il piano di finanziamento al sostegno sociale
Nell’ambito delle politiche di sostegno al sociale, la Giunta regionale della Basilicata ha approvato nei giorni scorsi il bando relativo al finanziamento dei Piani di offerta integrata di servizi (Pois). Sono stati delimitati sette ambiti territoriali ottimali (due in provincia di Matera e cinque in provincia di Potenza) per la costruzione di reti integrate di servizi alle persone, alle famiglie e alle comunità, che prevedono l’interazione tra amministrazioni pubbliche territoriali, aziende sanitarie regionali ed operatori dell’economia sociale e del Terzo settore. Uno degli obiettivi del modello di welfare regionale proposto è, infatti, “la valorizzazione del privato sociale sia nella qualificazione dell’offerta di servizi non a mercato, attraverso il coinvolgimento del volontariato e delle organizzazioni non profit, sia nell’azione di diversificazione dei servizi a mercato, mediante l’attivazione delle imprese sociali e degli operatori del terzo settore”. Per questo progetto la Giunta regionale ha stanziato complessivamente 82,6 milioni di euro: 21,9 milioni per i servizi sanitari; 22,9 per i servizi assistenziali; 12,9 per i servizi per la comunità e 24,9 per l’edilizia scolastica.Il ruolo del Terzo settore. “Le risorse previste per i Pois – commenta Raffaele Vitulli, presidente del Forum del Terzo settore regionale – sono consistenti e la creazione degli ambiti territoriali è adeguata all’attuale riassetto istituzionale complessivo delineato nella riforma regionale del welfare”. Tuttavia “il ruolo del Terzo settore che opera a livello regionale appare marginale nella definizione della programmazione”. Secondo Vitulli, “come spesso accade nella cabina di regia regionale, sono poco richieste le consulenze di chi vive direttamente sul campo ed è quindi in grado di dare un notevole contributo, quantomeno consultivo, per una definizione più precisa dei bisogni reali della domanda”. Ne deriva il rischio “già sperimentato nella fase di programmazione 2000-2006, di creare strutture per i servizi, senza tener conto della reale necessità degli stessi in base ai territori di riferimento”. C’è da sperare “nella sensibilità e nella capacità di tessere relazioni con il territorio da parte dei comuni e delle strutture sanitarie locali delle sette aree strategiche, affinché si proceda nella definizione puntuale degli interventi tenendo conto di tutti gli altri soggetti portatori di interessi della comunità”. Sarebbero, inoltre, fondamentali “analisi specifiche da effettuare sui fruitori dei servizi, per monitorare i bisogni e per garantire l’efficacia delle azioni intraprese”.Spendere per investire. A proposito delle risorse messe in campo, “c’è da ben sperare in una reale svolta positiva – afferma Vitulli – tenendo conto delle modalità di ripartizione rispetto alle aree strategiche individuate, che prenderanno in considerazione una serie di indicatori che vanno dal numero degli utenti in carico ai servizi socio sanitari, all”indice di vecchiaia, all’incidenza di bambini da 0 a 3 anni, all’incidenza dei comuni montani, alla dotazione delle strutture scolastiche”. “La strada da percorrere – prosegue il presidente del Forum del Terzo settore della Basilicata – deve, però, garantire una sostanziale lungimiranza nel pensare gli interventi: non bisogna spendere le risorse finanziarie, ma sforzarsi di investirle, in una logica auto-sostenibile di costante miglioramento e innovazione dei servizi”. “Non va dimenticato – conclude Vitulli – che la Basilicata, dal 2013 (data ultima per l’Obiettivo 1), con il federalismo, dovrà essere in grado di provvedere ai propri fabbisogni interni ed uscire il meno danneggiata possibile da una crisi che per questo territorio si traduce nell’immediato in disoccupazione, in emorragia di giovani e famiglie e dunque in diminuzione demografica”.Un welfare per lo sviluppo. Concorda con questa analisi Pino Bruno, presidente del consorzio di cooperative sociali “La città essenziale”, cui aderiscono 18 cooperative operanti nella provincia di Matera: “Attraverso i Pois, la Basilicata può infrastrutturare al meglio i servizio socio-sanitari e creare migliori condizioni sociali, partendo dal presupposto che le politiche di welfare sono alla base di qualsiasi sviluppo socio-economico di un territorio”. Diventa però necessario “interagire con i soggetti del Terzo settore – cooperazione, volontariato, imprese sociali – che operano nel territorio e che possono contribuire ad una lettura di dettaglio dei bisogni, affinché le risorse siano utilizzate per una corretta programmazione che eviti iniziative slegate dalle reali necessità”. “È inoltre necessario – conclude Bruno – pensare alle strutture per i servizi e alle risorse necessarie per la loro gestione e, al contempo, non dimenticare di potenziare quelli esistenti”.a cura di Chiara Santomiero(27 maggio 2009)