BASILICATA
Stanziamenti per il diritto allo studio
Una spesa complessiva di 7 milioni e 866 mila euro: è quella prevista dal Piano per il diritto allo studio 2010-2011, approvato nei giorni scorsi dal Consiglio regionale della Basilicata. Due milioni e 60 mila euro dell’importo sono destinati alle famiglie per le spese d’istruzione; un milione e 900 mila ai Comuni per la fornitura gratuita dei libri di testo; 800 mila al fondo per un sussidio di gestione per le scuole paritarie dell’infanzia e 70 mila euro sono destinati al sostegno dei soggetti affetti da dislessia o altre specifiche difficoltà di apprendimento. Tra gli obiettivi dichiarati, agevolare la frequenza per i ragazzi che si trovano in situazioni svantaggiate scoraggiando l’abbandono precoce (pari al 12% nel 2009) e migliorare l’offerta formativa attraverso innovazioni didattiche che favoriscano migliori competenze degli alunni in lettura e matematica, in linea con il Quadro strategico nazionale 2007-2013. Sulla scuola lucana, sottolinea il Piano, incide il decremento della popolazione – 85 mila residenti in meno negli ultimi 30 anni rispetto a un totale attuale di circa 600 mila – che si riflette sulla popolazione scolastica. Prove di disegno organico. “C’è un apprezzabile tentativo – ha affermato Anna Maria Bianchi, presidente regionale dell’Associazione italiana maestri cattolici (Aimc) della Basilicata – di ‘ricucire’ in un disegno più o meno organico i vari interventi in settori che riguardano il diritto all’istruzione”. Tra gli obiettivi più a lungo termine è importante, secondo Bianchi, “l’intento d’intensificare il rapporto fra percorsi di istruzione e formazione professionale, compresa l’alternanza scuola-lavoro” e “l’aver previsto l’attivazione di ‘laboratori emozionali’ da parte delle istituzioni scolastiche del primo ciclo d’istruzione sottolineando l’importanza dell’educazione emotivo-affettiva nel lavoro scolastico”.Mettere insieme gli attori. Non mancano però le perplessità. “Il Piano dichiara di voler attivare – ha rilevato Bianchi – una programmazione che metta insieme i diversi attori”. Tuttavia “quale effettiva partecipazione al processo decisionale è garantita alla popolazione, ai genitori e alla rappresentanza non sindacale delle scuole e dei loro professionisti?”. Infatti “la stessa decisione di pubblicare sul sito della Regione solo il Piano definitivo deliberato dal Consiglio regionale e non la proposta della Giunta, rende difficile seguire il percorso e intervenire in termini propositivi”. Ancora: “C’è un’analisi lucida della situazione e delle sue conseguenze, compresa l’avvertenza che le disposizioni in materia di formazione delle classi – che spesso non si conciliano con le caratteristiche del territorio della Basilicata e la dimensione dei suoi insediamenti – rendono concreto il rischio di soppressione di numerose istituzioni scolastiche”. “Non è, però, chiarito – ha sottolineato Bianchi – cosa si vuol fare perché la rete scolastica in Regione vada d’accordo con le caratteristiche del territorio”. Da questo punto di vista “il primo vero banco di prova del Piano sarà la decisione sul dimensionamento della rete scolastica 2011-12”. Una nuova legge. “Come l’Aimc sostiene da tempo – ha affermato Bianchi – anche il Piano afferma l’opportunità di una nuova legge regionale in materia di diritto allo studio, resasi necessaria in seguito ai cambiamenti sociali e normativi intervenuti sia a livello nazionale sia a livello regionale”. Una nuova legge “richiederebbe l’assunzione della nuova visione del diritto allo studio che si sta affermando in sede europea, cioè il passaggio dal diritto all’accesso al diritto al successo formativo, fondato sul riconoscimento di ogni persona quale portatore del diritto costituzionalmente garantito al suo massimo sviluppo possibile”. Il Piano, invece, è orientato a “garantire pari opportunità all’accesso ai servizi per il diritto allo studio : ottica giusta, ma ormai superata e non più sufficiente”. La sfida educativa. È d’accordo Fernando Barbaro, presidente dell’Associazione genitori (Age) Basilicata: “Un Piano che mette in fila delle cifre: una semplice ripartizione, per quanto apprezzabile, del budget tra le varie voci”. Manca “l’impegno ad accogliere la sfida a livello educativo”. “Certo – ammette Barbaro – esiste il problema grave degli alunni che diminuiscono e la possibilità di raggrupparli trova l’ostacolo di distanze e tempi di percorrenza che le famiglie non accettano volentieri, soprattutto per gli studenti delle scuole primarie”. Tuttavia “le famiglie si sentono escluse da quell’asse scuola/famiglia che dovrebbe garantire l’educazione dei ragazzi”. D’altra parte “il diritto allo studio è concepito solo come diritto all’istruzione e non come formazione integrale per una società in cambiamento”. Limitarsi a “saper leggere e far di conto andava bene 50 anni fa, quando l’analfabetismo e la dispersione scolastica erano elevati”. Oggi “la famiglia chiede di più – ha concluso Barbaro – e se l’educazione non si fa con la famiglia, con chi si potrà farla?”.a cura di Chiara Santomiero(28 gennaio 2011)