BASILICATA
Approvato il piano triennale per la riduzione delle strutture scolastiche
Il Consiglio regionale della Basilicata ha approvato il “Piano triennale di dimensionamento delle istituzioni scolastiche della Regione Basilicata – 2012/2015”. La riorganizzazione della rete scolastica è stata sviluppata su porzioni omogenee di territorio rappresentate da aggregazioni di Comuni nei cosiddetti Ambiti per i Piani di offerta integrata dei servizi (Pois). Il Piano tiene conto dei parametri stabiliti dalle Linee guida approvate con la delibera di Giunta regionale n. 1291 del 13 settembre 2011 e delle risultanze dei numerosi incontri del Tavolo tecnico interistituzionale.I numeri del provvedimento. Con questa disposizione l’area regionale viene suddivisa in sette ambiti (5 nella provincia di Potenza e 2 in quella di Matera) con l’esclusione dei due capoluoghi. In particolare, è stato stabilito (per questo primo anno) l’accorpamento delle direzioni didattiche e delle scuole secondarie di primo grado secondo quanto previsto dalla normativa vigente (assumendo il parametro nazionale dei mille e cinquecento alunni). Per le due annualità successive si procederà con il dimensionamento degli istituti comprensivi e degli istituti d’istruzione secondaria ai fini dell’attribuzione delle dirigenze dei servizi generali e amministrativi (Dsga). Il piano prevede una riduzione (da 69 a 56) delle autonomie del primo ciclo per la provincia di Potenza per il prossimo anno scolastico; il secondo ciclo d’istruzione manterrà invariate le 34 autonomie mentre quattro diverranno gli istituti omnicomprensivi (Corleto Perticara, Marsicovetere, Acerenza e Viggianello). Per la provincia di Matera, saranno soppresse 4 autonomie scolastiche del primo ciclo (passando da 32 a 28), mentre resteranno le 19 del secondo ciclo d’istruzione. Infine, risultano soppresse le direzioni didattiche e le scuole secondarie di primo grado accorpate in istituti comprensivi.Molte ombre. Per Anna Maria Bianchi, responsabile regionale dell’Associazione italiana maestri cattolici (Aimc), “sarebbe stato opportuno porre maggiore attenzione alle proposte pervenute nei mesi scorsi con la coscienza che, come affermava don Milani, ‘non si possono fare parti uguali tra disuguali’. Il dimensionamento appena entrato in vigore parte, in teoria, dà ineccepibili spunti; quando, però, si entra nel ‘pratico’, il documento assume le disposizioni normative nazionali. Avremmo preferito che fossero assunti i parametri numerici della media regionale, nel rispetto del numero di autonomie spettanti alla regione determinato nazionalmente, cercando di agire in termini compensativi per le realtà più disagiate ed emarginate. Anche se questo avrebbe comportato qualche sacrificio per le zone meno in sofferenza, come i contesti cittadini a più alta densità abitativa”.Aree interne penalizzate. La regione Basilicata è caratterizzata da molti piccoli comuni che saranno penalizzati dal ridimensionamento. Per Bianchi, “Province e Regione dovrebbero cogliere l’occasione per correggere alcune decisioni del passato, provvedendo a riconsegnare a territori marginalizzati quell’autonomia scolastica di cui sono stati privati con precedenti dimensionamenti (come la situazione Valsarmento aggregata a uno degli Ic di Senise, con la soppressione dell’Ic di Terranova del Pollino: cinque comuni montani, di cui due con specificità linguistica e culturale arbëreshë, collegamenti disagiati, insediamenti abitativi frammentati) o di cui saranno privati a breve (aggregazione delle scuole di Roccanova a Sant’Arcangelo)”.Responsabilità in primis. “Credo che il documento debba passare attraverso un canale privilegiato: la responsabilità dei dirigenti e dei professionisti appartenenti alle varie scuole in difficoltà”. Ne è certo don Gennaro Curcio, responsabile regionale della Pastorale scolastica. “Gli stessi politici – aggiunge – dovrebbero avvalersi di una commissione di docenti che ben conoscano le realtà scolastiche della nostra Regione per poter, al meglio, gestire i cambiamenti e verificare sul luogo, con altri dirigenti locali, le svariate situazioni. Una scuola senza responsabilità verso lo Stato e il bene della società non si può gestire, come una classe politica che non si preoccupi di relazionarsi con il lavoro quotidiano dei docenti non può contribuire alla formazione dei nostri ragazzi e dei nostri giovani, speranza del nostro futuro”. Riferendosi poi alla modalità cui il dimensionamento è stato pensato, don Gennaro evidenzia che “certamente è causa di una struttura statale debole e fragile” perché “non si può giustificare una comunità o una famiglia che tagli sull’aspetto culturale e la formazione per poter ampliare altri canali, veri surrogati nella crescita umana, culturale e spirituale dei ragazzi e dei giovani”.a cura di Giovanni Perilli(17 aprile 2012)