FRATELLI PAPPALARDI: LETTERA DEL VESCOVO AI RAGAZZI DI GRAVINA (4)

"Quando si conosce un fatto – prosegue mons. Paciello – specialmente se una vita è in pericolo, se qualcuno ha bisogno di aiuto, se un innocente è accusato, non si deve tacere: bisogna raccontare, testimoniare, adoperarsi perché siano evitati mali peggiori. Se uno fugge o fa silenzio si comporta da egoista: è uno che non vuole noie, che pensa soltanto a se stesso, che ha paura di essere coinvolto. Li per lì può credere di aver fatto la scelta migliore, ma dopo resta col rimorso per tutta la vita". Per questo, prosegue il vescovo, "mi sembra doveroso proporre alla vostra attenzione l’amico che ha contribuito a salvare Michele, perché ha dimostrato di avere il vero senso dell’amicizia e un grande senso responsabilità. Egli ha affrontato da solo un momento drammatico, facendo dei tentativi per aiutare l’amico, per confortarlo e andando poi ad avvertire la famiglia". Il vescovo così conclude: "Auguriamoci che Michele si ristabilisca al più presto; che questo salvataggio sia l’inizio di un nuovo libro della vita di Gravina, scritto dalla primavera gravinese che siete voi. Così il sacrificio di Francesco e Salvatore farà fiorire una nuova generazione di giovani che porteranno in alto il nome della loro Città".