"L’uomo, quale custode, deve intervenire nella creazione ma non come un tiranno. Oggi dobbiamo fare un grande esame di coscienza perché ritardiamo la redenzione del creato". Lo ha detto mons. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura aprendo, oggi a Tivoli (Rm), il convegno delle diocesi del Lazio, "Dio, l’uomo e la tutela del creato", promosso dalla Commissione regionale ecumenismo e dialogo della Conferenza episcopale del Lazio (Cel). Mons. Ravasi ha offerto una visione teologica del tema della salvaguardia dell’ambiente: "esiste ha spiegato – una sinfonia tra Dio, l’uomo e la creazione in tensione verso la redenzione. Quest’ultima non riguarda solo l’antropologia, l’uomo, ma coinvolge anche tutta la creazione che tende alla resurrezione intesa come ricomposizione nella pienezza. Il creato è stato affidato da Dio all’uomo perché lo custodisca istituendo di fatto la loro alleanza". Secondo il presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura "la malattia di oggi è la superficialità che fa idolatrare le cose banalizzando il creato che ha in sé tutto il suo limite ma anche il potenziale di liberazione e di redenzione. La banalità impedisce di comprendere le voci del creato che sono espressioni di un messaggio divino aperto a tutti. Serve, allora, decifrare il reale, la creazione per trovarvi il senso del trascendente". (segue)