Quasi settemila, senza contare il numero imprecisato di "cristiani laici sacrificati" ed i sacerdoti, religiosi e fedeli che hanno sofferto la prigione o la tortura ma non sono morti. A tanto ammonta il numero dei martiri spagnoli vittime della "persecuzione religiosa nella zona repubblicana durante la guerra", cui Fides dedica un Dossier che verrà pubblicato sabato prossimo, 1° marzo. La "causa più profonda" della persecuzione religiosa si legge in alcune anticipazioni del dossier diffuse oggi era "la volontà di farla finita con la religione, non precisamente per ragioni socioeconomiche o politiche". In particolare, Fides segnala "l’elevato numero di morti violente fra i membri del clero, gli ordini religiosi e i militanti cattolici di qualunque età o condizione sociale, in tutto il territorio dominato dalla Repubblica, perpetrate da miliziani, da membri di organismi o partiti di sinistra e dei comuni". Stando ai dati dell’agenzia vaticana, durante la guerra civile spagnola si registrò tra il clero un totale di 6.832 vittime, oltre a 13 vescovi, compresi i seminaristi (4.184), i religiosi (2.365) e le religiose (283). "Sin dal primo momento informa il dossier la persecuzione religiosa fu una realtà nella zona repubblicana e, benché in graduale diminuzione, la libertà e la normalità religiosa scomparirono in questa zona finché durò la guerra".