BASILICATA
Luci e ombre nell'”Istituzione del servizio regionale per garantire il sostegno alle adozioni e agli affidamenti”
È stata approvata in Basilicata la legge regionale n. 13 dal titolo “Istituzione del servizio regionale per garantire il sostegno alle adozioni e agli affidamenti familiari”. La Regione s’impegna a “riconoscere l’importanza delle adozioni e degli affidamenti familiari”, ad “adottare tutti gli opportuni provvedimenti per l’istituzione di un servizio pubblico per le adozioni e per gli affidamenti familiari, nazionali e internazionali” e “promuovere la diffusione di una cultura favorevole agli interventi rivolti ai minori in situazioni di difficoltà”. Riaffermare il valore della famiglia. “Questo intervento normativo non può non qualificarsi quale iniziativa lodevole di riaffermazione del valore della famiglia”, evidenzia don Guido Barbella, direttore della pastorale familiare di Tursi-Lagonegro. “La Regione – prosegue – ascrive a sé il ruolo di regia e impulso nel coordinamento dei diversi attori coinvolti nel processo adottivo: tribunale per i minorenni, enti autorizzati, scuole, servizi, privato sociale”. Il direttore sottolinea poi che “benché non espressamente menzionate, le diocesi potranno dare valore aggiunto al sistema e trovare anche nuovi strumenti operativi e competenze specialistiche per potenziare le azioni a favore della promozione della vita in una logica che guarda alla fecondità della coppia oltre il dato biologico”. Molte pecche. Luciana e Umberto Parigi, direttori della pastorale regionale della famiglia, evidenziano molteplici criticità, tra cui “il forte ritardo nel campo della tutela del diritto dei bambini e dei ragazzi alla famiglia”, “la frammentarietà di molti interventi di accoglienza e l’elevato numero di allontanamenti forzati disposti dai Tribunali per i minorenni rispetto a quelli attivati dai servizi sociali”, “la forte incidenza dei provvedimenti d’urgenza”, che evidenziano “difficoltà di monitoraggio e di prevenzione del disagio familiare e minorile”. “Questa legge – affermano – non sancisce il diritto dei bambini e dei ragazzi a crescere in una famiglia e, insieme a ciò, non assicura loro l’esigibilità di tale diritto; non specifica, inoltre, cosa i Comuni dovranno attivare al fine di prevenire e/o superare le situazioni che impediscono la piena fruizione di tale diritto”. Come se non bastasse, “non sono stati considerati i servizi territoriali di tutela per i minori e le famiglie e non è stato riconosciuto il ruolo di utilità sociale dell’associazionismo familiare e delle reti di famiglie affidatarie”. Manca inoltre “una reale e attendibile raccolta dati che fotografi la situazione regionale, sia quantitativa sia qualitativa dei minori disagiati”. Ancora: “La legge non specifica l’attivazione di sostegni mirati alle famiglie in crisi, agli affidamenti familiari e alle adozioni difficili e mancano riferimenti rispetto ai minori stranieri non accompagnati, e all’adozione e affido di bambini e ragazzi con handicap accertato”. Azioni urgenti. A intervenire sono anche le associazioni “Papa Giovanni XXIII”, Famiglie per l’accoglienza, Anfaa, Cncm, Cnca, Progetto Famiglia che, attraverso un documento congiunto hanno proposto alcune necessarie azioni da porre in essere in modo urgente. Prima tra tutte “l’attuazione di sostegni alle adozioni difficili” con la “previsione dell’obbligo per i Comuni di erogazione e facilitazione dell’accesso a sostegni economici, sociali, psicopedagogici e psicoterapeutici a favore delle famiglie che adottano minori disabili e/o con disagio psico-relazionale o di età superiore ai 12 anni”, ma anche “l’accompagnamento all’autonomia dei neomaggiorenni in uscita da percorsi di tutela” e la “certezza dei contributi economici e delle coperture assicurative agli affidatari”. Giovanni Perilli(2 maggio 2015)