CALABRIA

Nel reciproco interesse

Un protocollo per le "buone pratiche"

È stato firmato, lo scorso 13 gennaio, a Lamezia Terme un protocollo di collaborazione tra le Regioni Emilia Romagna e Calabria “in materia di scambio e trasferimento di conoscenze e buone pratiche”.Il documento – partendo dal riconoscimento che “la Calabria è ricca di risorse e competenze di straordinaria importanza, che la qualificano come un’area ad alto potenziale di sviluppo” e l’Emilia Romagna “presenta caratteri di eccellenza in vari campi, tra cui il sistema della conoscenza e della ricerca, il sistema delle filiere produttive, il turismo e la valorizzazione delle risorse ambientali, la presenza di un’organizzazione amministrativa capace di costituire un efficace volano per la promozione dell’intero sistema territoriale” – sancisce l’impegno delle parti a “collaborare nei settori di reciproco interesse”.Ampio lo spettro di tali settori: si va dall’agricoltura all’ambiente e allo sviluppo sostenibile, dalla formazione alla mobilità, dalla promozione della legalità alle politiche sociosanitarie e così via. “Le parti s’impegnano a proporre, promuovere, coordinare e realizzare azioni e interventi”: a tal fine, il protocollo prevede l’istituzione di una “struttura di coordinamento permanente per la collaborazione istituzionale”.Un documento troppo generico. “Sono molto favorevole ad accordi di questo genere, tant’è che li ho suggeriti anche alle imprese e alcuni sono stati realizzati. Tuttavia, di questo documento mi ha colpito negativamente la grandissima genericità”. È scettica sulle possibilità di successo del protocollo Vera Negri Zamagni, docente alla facoltà di economia dell’Università di Bologna ed esperta in dinamiche regionali.”Un accordo deve essere per forza generale, però dovrebbe almeno indicare il modo con cui giungere a dei risultati, privilegiando qualche aspetto – spiega –. Ad esempio, in Calabria è importante rafforzare la società civile: la politica è troppo sotto mira e quanti vi s’impegnano o fanno gli eroi oppure sono facilmente ricattabili. Più difficile è, invece, colpire migliaia di persone che decidono di dare una svolta al loro territorio. In questo campo l’Emilia Romagna ha una grande tradizione nell’ambito dell’associazionismo e della cooperazione, e trasferire alla Calabria questa capacità di lavorare con la società civile sarebbe un’opportunità più unica che rara”.La docente si mostra scettica anche per quanto riguarda la realizzazione di una “struttura di coordinamento”. “Non so cosa potrà concretamente fare – lamenta –. In realtà, da quanto si legge nel protocollo dovrebbe trattarsi di una persona per ciascuna Regione impegnata, per di più non a tempo pieno, a fare da legame per tutte le materie su cui l’istituzione ha competenza. Così come viene presentata è solo una bella scommessa”. Legalità, mancano indicazioni concrete. Più ottimista Giovanni Serra, presidente del MoVi Calabria ed esperto di welfare, che apprezza la scelta “di una collaborazione inter-istituzionale tra due Regioni, una del Centro Nord e una del Sud Italia, che si pone in controtendenza rispetto a logiche di frammentazione della solidarietà nazionale e che ispira una reciproca dipendenza tra realtà territoriali che sono distanti sia culturalmente sia economicamente”.Positivo il giudizio anche per “l’esatta individuazione degli argomenti e delle questioni affrontate”. Tuttavia, anche Serra sottolinea la mancanza di contenuti concreti: “L’indice è corretto – precisa – ma non sono indicati impegni e prospettive di azioni concrete. La stessa questione della legalità è giustamente posta come cruciale e viene enfatizzata nel protocollo, ma non è accompagnata da indicazioni circa i percorsi che potrebbero essere facilitati e la possibile costruzione delle condizioni di sviluppo di una cultura della legalità su un territorio come quello calabrese”.”Nel cuore della cultura della legalità – aggiunge – oggi si pone il problema della moralità della politica, cioè di un fondamento etico all’azione degli amministratori pubblici a tutti i livelli. Ma di questo il documento non parla. Il rischio è quello di accontentarsi di formule ormai già consunte che non vanno al centro della questione”.Nell’intesa tra le due Regioni, poi, il presidente del MoVi Calabria individua la mancanza di indicazioni circa la lotta alle condizioni che favoriscono lo sviluppo della criminalità, “legate alla diffusa e crescente povertà e al degrado, alla permanenza di sacche di analfabetismo anche giovanile che determinano un’inevitabile esclusione sociale, che fa da bacino di riferimento per la criminalità organizzata”.”Occorre evitare che di fronte a situazioni drammatiche come quelle che la Calabria vive, e che sono venute alla luce con l’omicidio di Francesco Fortugno, ci si accontenti di strumenti di facciata – conclude –. Bisogna invece andare in profondità, assumendo anche scelte difficili, ma per far ciò servono persone che abbiano davvero il coraggio del rinnovamento”.(20 gennaio 2006)