CALABRIA
Famiglia e territorio: i pacs non sono un tema che riguarda la famiglia
Aiutiamo le famiglie. La discussione politico-culturale suscitata da alcune formazioni politiche sui pacs non ha trovato molto spazio in Calabria. Appare, infatti, un discorso “pretestuoso e sconsiderato perché viene usato come strumento di pressione e di contrattazione politica, e non – spiega Salvatore Martino, presidente dell’Azione Cattolica della Calabria – come risposta ai tanti problemi che riguardano la famiglia”.”Trovo assai singolare che taluni si diano tanto da fare – aggiunge Martino – per introdurre nella nostra legislazione i cosiddetti pacs e non si impegnino, invece, per migliorare le condizioni di vita della famiglia attraverso forme di aiuto e sostegno adeguati. Non è una questione di credo religioso ma di progresso e di civiltà”. In Calabria, pur tra i mille problemi, la famiglia rimane, per la stragrande maggioranza, “valore importante – spiega il responsabile dell’Ac – che sta alla base del vivere civile ed è premessa di sviluppo e di civiltà”. Del resto l’articolo 29 della nostra Costituzione “stabilisce la famiglia come fondamento e criterio generale di appartenenza alla società”. Luogo dell’educazione. Un concetto ripreso dalla legge regionale n. 1 del 2004 che sancisce che “la famiglia è soggetto sociale fondamentale nello svolgimento della vita della città” alla quale ha dato un fattivo contributo il Forum regionale delle associazioni familiari, che raggruppa 22 realtà associative calabresi.Nella normativa regionale si afferma il principio della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. “Questa legge – secondo il presidente del Forum Nicola Rinelli – è in antitesi con il dibattito sui pacs. Ecco perché occorre al più presto l’attuazione completa dei decreti attuativi e una adeguata copertura finanziaria”.”Non possiamo considerare soddisfacente per le famiglie e quindi per le associazioni familiari – aggiunge Rinelli – una legge che rimanga solo sulla carta, essendo priva di strumenti attuativi. L’obiettivo del nostro intervento è far in modo che nella nostra regione la famiglia sia considerata e sostenuta secondo i valori ed i compiti che le sono stati affidati con la creazione stessa dell’umanità”.I pacs non sono un tema che riguarda la famiglia perché non aiutano a “progettare il futuro e non sono capaci di dare risposte concrete ai problemi che l’Italia ed in particolare la nostra regione sta affrontando”. La famiglia, ha detto recentemente mons. Luigi Renzo, consulente ecclestiatico dell’Ugc (Unioni giuristi cattolici) di Rossano e vicario generale della diocesi di Rossano-Cariati è “il luogo dell’educazione e della trasmissione dei valori. La società con le leggi è chiamata a darsi strumenti di tutela di questi valori”. A Pizzo Calabro. In Calabria un solo Comune ha istituito il registro delle unioni civili. Si tratta di Pizzo Calabro (Vibo Valentia) che ha approvato a maggioranza l’istituzione del registro unioni civili, con una delibera del 28 luglio 2004. La delibera del Comune prevede che l’iscrizione a tale registro sia riservata a coloro che “si sentono e mostrino di volersi legare da vincoli affettivi o di reciproca assistenza morale e/o materiale, che coabitano da almeno un anno anche fuori dal Comune e quindi su tutto il territorio nazionale”.L’istituzione del registro delle unioni civili di Pizzo va a “discapito della famiglia stabile e dell’unione di due persone, un uomo e una donna, fondata sul matrimonio”, ha scritto il quotidiano della Santa Sede “l’Osservatore Romano” all’indomani della delibera comunale. “Si tratta di iniziative – aggiungeva il quotidiano vaticano – che oltre a essere moralmente inaccettabili, sono sintomatiche di una volontà di indebolire e distruggere la famiglia, già sottoposta da anni ad attacchi sul piano culturale, sociale ed economico. Proprio quella famiglia che invece meriterebbe seri, concreti e solleciti provvedimenti che la tutelino, la valorizzino e la sostengano pienamente”.————————————————————————————–SchedaLa Calabria è stata tra le prime regioni italiane a dotarsi di uno statuto regionale approvato il 6 luglio del 2004. L’art. 2 di questo Statuto sostiene “il riconoscimento delle formazioni sociali, culturali, economiche e politiche nelle quali si esprime la personalità umana, promuovendo il libero svolgimento delle loro funzioni ed attività”. In queste parole molti hanno letto, anche se velatamente, un chiaro riferimento alle nuove famiglie di cui si sta molto dibattendo nelle ultime settimane nel nostro Paese. Inoltre, a Pizzo Calabro nel luglio 2004 è stato istituito un registro delle unioni civili.(10 marzo 2006)