Coordinare "i soggetti impegnati nel mondo del lavoro, nella formazione e nell’informazione"; "liberare le risorse che ogni anno l’Inail accumula, destinandole a percorsi di formazione"; "lavorare per una legislazione che risponda in modo più adeguato quando si tratta di dare un corrispettivo economico alle famiglie colpite da un infortunio sul lavoro". Sono alcune delle indicazioni emerse oggi a Roma al seminario su "Tutela della vita e sicurezza nel lavoro", organizzato dall’Ufficio nazionale Cei per i problemi sociali e il lavoro. A delinearle mons. Paolo Tarchi, direttore dell’Ufficio Cei, che al termine dei lavori ha sottolineato come la giornata sia servita "per coinvolgere i soggetti che operano nel mondo del lavoro, prendere coscienza dei dati e della normativa vigente, e conoscere alcune esperienze virtuose". La Chiesa italiana vuole ora approfondire la riflessione a livello locale, con "quanti operano sul territorio", attraverso una serie d’incontri per "tenere alta l’attenzione". "La cultura della prevenzione conviene sia a chi lavora, sia alla collettività", ha concluso mons. Tarchi; serve tuttavia "una grande opera educativa, dove anche la Chiesa ha un ruolo, perché ciò che le interessa non è solo la nascita o la morte di un uomo, ma ogni momento della sua vita".