CALABRIA

Il primo mattone

Aiuti alle giovani coppie per la prima casa

Due milioni di euro alle famiglie calabresi di nuova costituzione per l’acquisto della prima abitazione: è quanto prevede il bando pubblicato lo scorso 1 agosto sul Bollettino ufficiale della Regione. Il bando, elaborato dal settore politiche sociali, prevede il contributo per le famiglie che hanno contratto matrimonio da non più di quattro anni, che cumulativamente la coppia non superi i settanta anni di età e abbia un reddito complessivo non superiore a 60mila euro. Il contributo a fondo perduto, inoltre, potrà essere concesso solo per alloggi con una superficie utile non superiore a 115 metri quadrati e potrà coprire il 20% del prezzo di acquisto, fino ad un totale massimo che non potrà superare i 40mila euro. Nella graduatoria di assegnazione, saranno favorite, fra le altre, le famiglie dove sono presenti soggetti in situazioni di handicap o quelle in attesa di un figlio.Segni di speranza. “Questa iniziativa della Regione – spiegano Maria Rita e Giuseppe Leone, responsabili della Commissione per la pastorale familiare della Conferenza episcopale calabra – non può che essere accolta con grande favore”. Dare casa alle giovani copie significa esprimere “tangibilmente fiducia – aggiungono – nella reale identità della famiglia”, “ripartire dal campo delle relazioni fondative di ogni società ponendosi al servizio della crescita reale delle persone con particolare attenzione per coloro che si trovano a essere economicamente sprovvedute e quindi più deboli. Dare case alle famiglie ha l’altissimo significato di accompagnare, aldilà del valore materiale del bene, i singoli e le coppie nella scoperta di sé e nella ricerca di senso”.Per i coniugi Leone, “oltre le questioni tecniche, amministrative, economiche, pur esse importanti, emerge chiara una considerazione: chi si vuole impegnare in una unione duratura, in un progetto di vita impegnativo vede riconosciuto quest’impegno con la possibilità di accedere a fondi per costruire casa. Il diritto di cittadinanza non si esaurisce per il popolo calabrese in un vuoto enunciato, ma si arricchisce dell’aiuto della comunità civile. Ogni soldo speso per le famiglie calabresi nutre solidarietà e comunione che faticosamente escono dalle sacrestie per diventare forza associativa, cooperativa, e ancor di più, segno di speranza per questa Calabria”. Valori condivisi. “Sono segni di speranza – sostengono i Leone – non tanto i fondi che possono ricevere le famiglie ma la consapevolezza che continua, anche a opera di pochi uomini, un processo nel quale si sono rotti silenzi e passività per alimentare il dono. Non è una questione di sostegno numerico ma sappiamo di poter contare sul reciproco sostegno e sulla condivisione dei valori che fondano il nostro vivere civile. La casa ancora prima che dai soldi è stata costruita mattone su mattone da chi l’ha desiderata. I giovani sposi che fruiranno di questi finanziamenti potranno riflettere sul fatto che il loro desiderio di fare casa è stato colto e valorizzato da quanti hanno levato una parola a loro favore e si sono battuti perché il loro desiderio si realizzasse”.Qualche perplessità. Positivo è anche il giudizio del Forum delle associazioni familiari della Calabria che apprezza l’iniziativa e, in particolare, dà atto alla Regione Calabria di “non aver seguito la moda lanciata da altre Regioni di mischiare le carte tra “famiglia” e “famiglie” allargando di fatto i servizi specifici alle famiglie e anche a quelle unioni che famiglie non sono e spesso non lo vogliono essere”. Nicola Rinelli, presidente del Forum, che raccoglie 21 associazioni in Calabria, sottolinea, però, alcune perplessità. La prima è l’ammontare della quota che è “veramente risibile” con il risultato che “solo un irrisorio numero di famiglie potrà trarne beneficio”.Non sarebbe stato meglio, si chiede Rinelli, dirottare questi fondi sulla legge regionale sulla famiglia che non è stata “mai applicata perché manca dei decreti attuativi e soprattutto perché dotata di un fondo simbolico di 400mila euro?”. Rinelli, dopo aver reclamato un maggiore coinvolgimento dell’associazionismo, “che deve essere riconosciuto come espressione di responsabilità e autonomia delle famiglie che non vogliono essere ridotte a semplice oggetto di assistenza”, chiede, fra l’altro, “politiche familiari atte a superare le attuali forme di assistenzialismo per attuare coraggiosi interventi di carattere promozionale, universale e distintivo, avendo come destinatari non i singoli membri del nucleo familiare, bensì la famiglia in quanto tale”, aumentando lo stanziamento previsto dal bando e di conseguenza lo slittamento dei termini di scadenza per la presentazione delle domande che, ad oggi, è fissato al 6 ottobre.a cura di Raffaele Iaria(13 settembre 2006)