CALABRIA

Non nascondere le inadempienze

Garante dell’infanzia e dell’adolescenza: la situazione in Regione

“Assicurare la piena attuazione nel territorio regionale dei diritti e degli interessi sia individuali che collettivi, dei minori”: è quanto si prefigge la legge  n. 28 del 12 novembre 2004 varata dalla Regione Calabria e avente per oggetto “Garante per l’infanzia e l’adoloscenza”. L’articolo 1 della legge sottolinea che la Regione difende i diritti dei bambini di ogni colore, religione, cultura ed etnia, al fine di contribuire a promuovere il diritto ad una famiglia, all’istruzione ed all’assistenza sanitaria a tutti i bambini.Reali ricadute. “Attivare la figura del Garante per l’infanzia e l’adolescenza in un contesto regionale come quello calabrese – ci dice Mario Nasone, consigliere e socio fondatore del Centro comunitario Agape di Reggio Calabria – da un lato potrebbe essere visto come un intervento significativo a presidio e garanzia dei diritti dei minori, dall’altro potrebbe però rappresentare per una  Regione fortemente in ritardo nella promozione di politiche sociali a favore dell’infanzia e della famiglia un alibi, una sorta di fiore all’occhiello per coprire le gravi inadempienze”.La legge è stata approvata, secondo Nasone, senza tener conto del parere delle associazioni di volontariato impegnati a fianco dei minori e che proprio nei giorni dell’approvazione della legge avevano promosso un convegno sul tema: le associazioni “non erano e non sono contrarie alla istituzione di questa figura – spiega Nasone – ma stavano cercando di elaborare proposte migliorative della legge per dare a questa figura un ruolo più incisivo ed aderente alla specificità della realtà calabrese. In particolare si voleva intervenire per dare al Garante mezzi e risorse adeguate per potere svolgere una azione che potesse avere delle reali ricadute in ordine alla presa in carico da parte delle istituzioni delle problematiche minorili e  ancora  la previsione di  un collegamento organico  del Garante con gli organismi che nei territori operano concretamente su questo versante”. Grave ritardo. Il rappresentante del Centro comunitario Agape sottolinea che a due anni dalla promulgazione della legge la stessa “non ha trovato applicazione e non si è proceduto alla nomina del Garante”. Rispetto ai diritti dell’infanzia, sottolinea Nasone, appare ancora “più grave il ritardo della regione nella attuazione della legge 328/2000 (recepita in Calabria con la legge n. 23 del 26/11/2003) e dei piani di zona, tutti strumenti fondamentali per dare risposte ai bisogni dei minori e delle loro famiglie. Manca infatti il piano sociale regionale, le risorse finanziarie per le politiche a favore dell’infanzia sono sempre più esigue”.In  tale contesto, a suo giudizio, “forse è stato meglio che la figura del Garante non sia stata ancora attivata perchè avrebbe rischiato di essere il parafulmine delle inadempienze delle istituzioni”. L’auspicio è quello  che la nomina di questa figura, che è stata messa più volte all’ordine del giorno del Consiglio regionale venisse fatta dopo che la Regione abbia “concretamente avviato il processo di decentramento e di programmazione locale e dei servizi in modo da potere avere un quadro istituzionale delle competenze  dei soggetti istituzionali titolari degli interventi”.  Dedizione appassionata. Le due leggi regionali sulla famiglia e quella sul Garante dell’infanzia approvate dalla Raegione Calabria sono “buone leggi, almeno nei propositi”, afferma Paola Lucà del comitato direttivo del Consultorio familiare della diocesi di Locri-Gerace: “Ci attendiamo adesso, come genitori e come operatori nell’ambito familiare, la loro piena applicazione” con “scelte precise e finanziamenti adeguati”, ma anche “una dedizione appassionata e competente da parte di chiunque, in Calabria, è impegnato nelle politiche familiari”. “Forse – aggiunge Lucà, mamma di quattro figli e volontaria presso l’Università della famiglia promossa dalla diocesi di Locri-Gerace e dalla Comunità Exodus – non basterà neanche questo, se non ci sarà una partecipazione ed un impegno maggiore e convinto da parte delle famiglie calabresi, nella consapevolezza che la famiglia deve essere vista come una preziosa risorsa da valorizzare e non come uno dei tanti problemi di questa terra”.La legge sul Garante per l’infanzia, per Annamaria Fonti Iembo, presidente del Comitato provinciale Unicef di Catanzaro, esiste in Calabria ma “non sappiamo dove funzioni l’Ufficio né chi siano le persone addette e responsabili, né, tanto meno, conosciamo  iniziative e risultati”. “Non basta istituire il Garante – aggiunge – quasi per mettersi a posto formalmente con la legge: occorre che esso sia operativo, accessibile ai minori e sia dotato dei poteri di ricevere ed effettuare accertamenti sui ricorsi concernenti violazioni dei diritti dei bambini e degli adolescenti. Il Garante dovrà essere anche dotato dei mezzi necessari per l’efficace attuazione di questi diritti”.a cura di Raffaele Iaria(10 novembre 2006)