"Il premier Kostunica afferma Ungaro ieri sera era il padrone della scena: sin troppo facile fare presa per l’emotività di un Paese che da un giorno all’altro ha perso il 10% del proprio territorio e, soprattutto, quell’area che è la culla della sua storia religiosa. Le violenze della notte sono, purtroppo, l’inevitabile conseguenza di un clima acceso in cui ha trovato occasione di sfogo una minoranza di teppisti". Ma, per l’esperto, "c’è anche un aspetto «ad extra» da non sottovalutare": "Votando alle recenti presidenziali il concorrente gradito all’Occidente, i serbi si erano illusi di poter passare all’incasso dell’appoggio euro-americano nei confronti della loro posizione sul futuro del Kosovo". Quegli stessi elettori, prosegue Ungaro, "devono ora assistere passivamente all’amputazione di una parte storicamente fondamentale nel loro Paese e alla corsa al riconoscimento del governo di Pristina da parte di molte diplomazie occidentali. Chiaro, in tale ottica, l’avvicinamento alla Russia di Putin, unica a levare la propria voce a favore di Belgrado". Per l’esperto, "l’incapacità europea di trovare una posizione comune sul Kosovo, non favorisce certo un clima di distensione nell’intera area. Un’Europa unita può essere un interlocutore credibile; un’Europa divisa rischia di trovarsi ancora una volta schiacciata fra le due grandi potenze, senza poter avere alcuna voce in capitolo".