CALABRIA

Ciò che non si consuma

Proposta di legge a tutela delle tradizioni popolari e religiose

Il territorio calabrese “non è immune dal processo generalizzato di nascita, crescita, declino e scomparsa che coinvolge tutte le cose! Saper governare in modo corretto la possibilità di fare rivivere i momenti sociali, culturali e religiosi più significativi del nostro passato, significa scongiurare la scomparsa di un patrimonio inestimabile e necessario al rafforzamento dei valori che sono alla base del progresso della nostra regione”. Lo sviluppo di uno “cultura del turismo”, intesa come “opera di divulgazione e di valorizzazione” dei “beni popolari e folclorici, potrebbe rappresentare anche l’occasione di una sorta di Rinascimento calabrese”. È quanto si prefigge una proposta di legge regionale dal titolo “Riconoscimento e sostegno dei grandi eventi legati al folclore, alla religiosità e delle tradizioni popolari calabresi” che intende promuovere lo sviluppo di iniziative per la “rivitalizzazione di aree turistiche attualmente in declino o per il mantenimento di aree turisticamente forti in un’ottica di salvaguardia del nostro patrimonio culturale e sociale”.Conoscere la propria storia. “Questa proposta di legge – spiega Paolo Martino, direttore dell’Ufficio Beni culturali della diocesi di Oppido Mamertina-Palmi – ha il pregio di dichiarare pubblicamente che tende ad innescare processi che puntano ad una sorta di Rinascimento calabrese. Non credo che questo sia segno di un campanilismo e di un localismo sciatto ma ritengo che proprio, partendo da riconoscimento della propria identità, ognuno si può rapportare con gli altri senza la paura”. “Avere chiara – aggiunge Martino – la propria storia, la propria cultura, conoscere il proprio patrimonio etnico-storico-antropologico è fondamentale per guardare al mondo senza confini con fiducia e contribuire a formare i processi di sviluppo dell’umanità”. Secondo Martino, che è anche direttore del Museo diocesano, la proposta “identifica in maniera abbastanza netta le finalità ed a fianco dello sviluppo turistico mette la valorizzazione e la tutela dei luoghi e delle comunità locali nella loro molteplicità delle espressioni” e definisce gli ambiti della cultura popolare che “sorregge il popolo calabrese, fortemente ed orgogliosamente radicato alla propria religiosità”.Il direttore dell’Ufficio beni culturali della diocesi di Oppido-Palmi sottolinea che quest’iniziativa legislativa “istituisce un Comitato politico-tecnico-scientifico che ha il compito di identificare, valutare, in un certo senso censire i grandi eventi ai quali si rivolge”: questo “consentirà di avere una sorta di catalogo scientifico di quelle manifestazioni che da secoli muovono migliaia di persone, formano riferimenti fissi per intere generazioni ed hanno dentro una ricchezza storico-culturale straordinaria”. Secondo Martino la presenza di un Comitato per la gestione di queste iniziative “è una garanzia” che “non si ridurranno a quelle infantili rappresentazioni che negli ultimi tempi hanno invaso la Calabria che, con gli stessi ‘figuranti’ che vengono da fuori Regione, inventano cortei storici mai esistiti, il palio delle contrade inventate, sagre ad ogni angolo o sbarchi di saraceni in ogni spiaggia”. La logica dell’effimero. Nel sottolineare la “presa d’atto del ricco patrimonio di cultura religiosa, che è disseminato su tutto il territorio regionale e che trova i suoi punti di forza nei beni monumentali, architettonici, artistici, pittorici, tutti di estremo valore storico-culturale”, Teobaldo Guzzo, direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Catanzaro-Squillace, che si è occupato di tradizioni popolari, rileva che “si è sempre detto che la rinascita della Calabria passa sempre e comunque dalla valorizzazione turistica del suo patrimonio, che è insieme culturale e ambientale”. “Natura e cultura – afferma – sono complementari in una regione, come quella calabrese, che proprio nella valorizzazione seria di questo binomio potrebbe trovare la strada giusta per risalire la china ed uscire dal fondo del tunnel nel quale fatti poco chiari l’hanno da tempo cacciata”.A questa presa d’atto della ricchezza della storia popolare calabrese, “resa ancor più significativa dalla presenze di tracce di interesse religioso – sottolinea Guzzo – non corrisponde una adeguata politica di risanamento strutturale di quei beni, che fanno capo a chiese, santuari e abbazie, moltissimi dei quali necessitano di interventi strutturali davvero consistenti”. Guzzo tra i punti critici della proposta sottolinea “l’inesistente ruolo degli enti locali, in primis le amministrazioni comunali. Pare di capire dalla lettura dell’impianto della proposta di legge che il solo soggetto individuato a gestire i ‘grandi eventi’ sia l’ente regione. Ma non si è sempre detto che la Regione è ente di programmazione, giammai di gestione?”. “La Regione Calabria non può soltanto limitarsi – conclude – a riconoscere e gestire i ‘grandi eventi’ legati alla religiosità popolare, meglio al pellegrinaggio generato dai grandi fatti della fede. Se così fosse, si rimarrebbe nella sterile e vuota logica dell’effimero”.a cura di Raffaele Iaria(22 giugno 2007)