"L’ecumenismo di base ha detto ancora il presidente Kek -, quello della testimonianza comune, quello che si aspetta che sviluppiamo una spiritualità ecumenica rinnovata che porti avanti gli impegni comuni delle nostre Chiese, ha bisogno di un segno forte, istituzionale, rispetto al quale le nostre Chiese indicherebbero la strada, darebbero un orientamento". Di qui la proposta di "realizzare nei prossimi dieci anni un Consiglio delle Chiese europee che riunisca cattolici, ortodossi e protestanti. Si tratterebbe, in effetti, di riprendere la marcia verso qualcosa di più di una ‘conciliarità’, una ‘conciliarità regionale’, offrendo un segno forte della volontà di cambiamento delle Chiese". "Valuto attentamente le questioni ecclesiologiche e l’ampiezza del lavoro necessario per rispondere a tali suggerimenti ha precisato Clermont -; così come non è in nostro potere decidere senza un complesso processo di coinvolgimento delle nostre Chiese. Vorrei tuttavia verificare, perlomeno con voi ha detto ai presenti – se ritenete che affrontare apertamente tale sfida servirebbe la causa dell’unità cristiana". Partecipano ai lavori sette membri della Kek e sette del Ccee.