CALABRIA

Il futuro nella scuola

Diritti allo studio: piano annuale e finanziamento

L’arricchimento dell’offerta formativa, la lotta alla dispersione scolastica, l’integrazione degli alunni in situazioni di svantaggio o di disagio socio-culturale, la promozione del merito e delle eccellenze. È quanto si prefigge il “piano annuale degli interventi regionali per il diritto allo studio” 2008 della Regione Calabria approvato nei giorni scorsi dalla Giunta regionale. Il piano – si legge in una nota – “fa proprio l’assunto che l’innalzamento delle competenze e della capacità di apprendimento della popolazione scolastica rappresenta un elemento fondamentale per accrescere i vantaggi competitivi della nostra Regione e per raggiungere adeguati livelli di benessere e coesione sociale”. La dotazione finanziaria è pari a 13 milioni di euro, di cui 9,6 milioni gestiti direttamente dalle Province e 3,4 milioni dalla Regione per realizzare progetti e interventi integrati nelle scuole e tra le scuole. In Calabria le istituzioni scolastiche sono 603 con una popolazione pari a 319.464 alunni.Una scuola efficiente e moderna. “Se si tiene conto della condizione di grande precarietà e di abbandono in cui versano la maggior parte delle strutture scolastiche della nostra Regione e della fatiscenza di tantissimi ambienti scolastici, ci si rende conto che questo finanziamento potrebbe costituire una seria boccata di ossigeno”, spiega Salvatore Martino, vicepreside al liceo scientifico statale di Corigliano Calabro (Cs). Per Martino aver deciso di destinare alla scuola “una somma così ragguardevole ma non certo risolutiva dei mille problemi che la attanagliano, lascia pensare che, forse, la Regione abbia cominciato a considerare il grande ruolo e la funzione che l’istituzione scuola potrebbe avere in una Regione così marginale, in così grave difficoltà occupazionale e ad un così alto rischio criminalità come la nostra”. La Calabria ha bisogno di una scuola che “sia all’altezza dei tempi, una scuola bene attrezzata e ben governata in cui l’offerta e i percorsi formativi siano coerenti con i bisogni e con le aspirazioni della nostra gente. In tempi come questi, scanditi dalla logica della globalizzazione, dalla velocizzazione dei meccanismi economico-produttivi e delle comunicazioni in tempo reale”, la Regione ha bisogno di dotarsi di “una scuola efficiente e moderna, che sia capace di concorrere, al pari delle altre Regioni italiane, alla educazione, alla formazione di giovani e alla costruzione di profili professionali competitivi e capaci di entrare agevolmente nel mercato del lavoro e della produzione. Lo sviluppo del territorio e il suo ingresso nei grandi circuiti economici dipende da quanto la Regione riuscirà a investire efficacemente in educazione, formazione e costruzione di nuove opportunità”. Superare le vecchie logiche. Il fatto che le cifre stanziate vadano anche in direzione dell’innovazione didattica ed educativa, dell’integrazione scolastica, della dispersione e della creazione di un Osservatorio regionale sull’istruzione e il diritto allo studio, secondo Martino, può costituire “un primo grande segnale di svolta nella gestione delle risorse, che in passato è stata quasi sempre caratterizzata dalla improduttività e, che questa volta, invece, potrebbe toccare ambiti significativi e nevralgici non solo della scuola ma anche della società nel suo insieme”. Da qui l’auspicio che una volta passati dalla progettazione degli interventi alla loro realizzazione, “aldilà delle cosiddette cabine d’appalto, è che il tutto venga monitorato e verificato, superando la vecchia logica che mirava solo alla concessione dei finanziamenti e non all’accertamento dell’attuazione dei programmi”. Fino in fondo. Le previsioni circa gli obiettivi di ampliamento dell’offerta formativa sono “particolarmente adeguati”, secondo Annamaria Fonti Iembo, direttore dell’Ufficio della pastorale scolastica della diocesi di Catanzaro-Squillace. “Come si sa – spiega – i progetti relativi, che debbono essere in stretta coerenza con i Pof delle singole scuole, si propongono di corroborare l’azione curriculare della scuola mediante l’esercizio e l’operatività dei ragazzi”. Tali progetti che mirano a “sviluppare la soggettività degli alunni, spesso soffrono di scarsa dotazione finanziaria in particolare per quanto concerne i fondi necessari per far partecipare le scolaresche alle manifestazioni esterne che concludono i progetti. Se una scuola partecipa ad una iniziativa formativa e, a conclusione del percorso didattico e formativo, non può essere presente alle finali, è come se non avesse svolto alcun lavoro, a danno anche dei ragazzi che vedono mortificati i loro impegni”. Per Iembo sarebbe necessario “integrare” il paragrafo relativo alle tradizioni locali con l’indicazione di gradimento circa percorsi religiosi come gli itinerari dei grandi santuari della Regione, perché “si confermi l’identità cattolica della Regione, punto fondamentale su cui basare, poi, il rispetto e l’accoglienza degli appartenenti alle altre religioni”. Iembo suggerisce, inoltre, la costituzione di un albo di soggetti (pastorale scolastica delle diocesi, pastorale giovanile, Unicef, Caritas…) con i quali istaurare un “contatto collaborativo per meglio raggiungere i suoi obiettivi e ampliare effettivamente l’offerta formativa”.a cura di Raffaele Iaria(14 maggio 2008)