CALABRIA
Una legge per i richiedenti asilo
La Regione Calabria si è dotata di una legge (18/2009) per l’accoglienza dei richiedenti asilo, dei rifugiati e per lo sviluppo sociale, economico e culturale delle comunità locali. La normativa si prefigge interventi a favore di enti locali, istituzioni scolastiche, aziende sanitarie, associazioni ed enti senza scopo di lucro operanti sul territorio regionale che intendono intraprendere percorsi di riqualificazione e rilancio socio-economico e culturale collegati all’accoglienza dei richiedenti asilo, dei rifugiati e dei titolari di misure di protezione sussidiaria o umanitaria, con particolare riguardo alle situazioni più vulnerabili (minori, donne sole vittime di tortura). Favorire una rinascita delle comunità locali. “Questo modello calabrese di legge che coniuga lo sviluppo delle comunità locali con l’integrazione dei rifugiati – ha detto Laura Boldrini, portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati – è assolutamente da imitare, da riprodurre e portare come esempio”. Il provvedimento varato dalla Regione, spiega mons. Antonino Denisi, direttore regionale della Migrantes, avendo come “duplice interesse l’immigrazione e le comunità locali”, favorisce “una rinascita economico-sociale dei Paesi dissanguati e depauperati dall’emigrazione e dall’abbandono delle zone rurali da parte delle popolazioni”. Si tende, aggiunge mons. Denisi, a far “rivivere, oltre al lavoro agricolo, anche le attività artigianali abbondante dalle popolazioni locali e che appartengono alla professionalità dei lavoratori immigrati”.L’esperienza di alcuni comuni. Questa legge, aggiunge Saverio Sergi, presidente delle Acli Calabria, inizia il suo iter per l’approvazione all’indomani dell’emergenza sbarchi dell’estate 2008, ma “nasce sulla scorta dell’esperienza del tutto singolare di due piccoli Comuni, Badolato e Riace, che per primi alla fine degli anni Novanta hanno iniziato a sperimentare un modello di accoglienza diverso, che coniugava le esigenze di coloro che giungevano sul territorio da Paesi lontani e la comunità locale. Nel 2008, in seguito all’enorme numero di persone che approdavano sulle coste siciliane, alcuni Comuni offrirono i loro centri storici, oramai quasi disabitati, per ospitare i migranti, in controtendenza rispetto a molti altri sindaci di centri più ricchi e con maggiori risorse”. Il “modello Riace”, prosegue il presidente delle Acli, ha “completamente ribaltato la logica d’intervento sociale fino ad oggi adottata nel sistema italiano di accoglienza, improntato prevalentemente all’assistenza, riposizionando il focus sul territorio di accoglienza e investendo sul rifugiato come promotore attivo e agente di sviluppo locale”. Il concetto di base di questo modello “non è più quello dello straniero che si assimila alla comunità che lo ospita, ma quello di una comunità che integra i soggetti che, con pari dignità, la compongono, stranieri inclusi”. Per Sergi, un aspetto da “non sottovalutare” è quello che mette in relazione due realtà fondamentali per la convivenza civile tra i vari attori sociali, ovvero “la formazione del personale che, a vario titolo, si occupa della materia e la sensibilizzazione della società civile, dell’opinione pubblica. La legge ha anche lo scopo di valorizzare le competenze di richiedenti asilo e rifugiati e supportare il loro inserimento lavorativo” . Il presidente delle Acli si augura che questa legge “trovi piena e repentina attuazione per evitare che, come successo a Rosarno solo poche settimane fa, richiedenti asilo, rifugiati e immigrati in generale covino frustrazione e rabbia per la condizione di sfruttamento ed emarginazione che sono costretti a vivere, poiché senza possibilità di essere accolti e di avere una vita dignitosa”. Giudizio positivo. Il giudizio sulla legge “non può che essere positivo – spiega don Ennio Stamile, direttore della Caritas Calabria – anche se si dovrà vedere la reale applicazione sul campo. Infatti, si propongono interventi che, attraverso l’accoglienza, possano alimentare nell’opinione pubblica una cultura dell’accoglienza per prevenire e contrastare fenomeni d’intolleranza e razzismo”. Si parla, aggiunge don Stamile, d’inserimento lavorativo, d’interventi sociali e di studio “pensando ad uno straniero parte della comunità in cui vive”. Il giudizio, rimarca il direttore della Caritas, “non può che essere positivo perché nel solco dell’accoglienza verso chi ha bisogno”. Per il sacerdote un aspetto importante riguarda il fatto che gli interventi proposti e per i quali si chiede il finanziamento devono essere “sostenibili rispetto alle potenzialità, culturali ed economiche, del territorio in cui s’inseriscono”. La legge, infine, riguarda quelle persone che, tra gli stranieri presenti, devono essere oggetto di “una maggiore attenzione perché sfuggono da persecuzioni e guerre e che qui devono trovare una società che li accoglie e li abbraccia per farli sentire veramente a casa”.a cura di Raffaele Iaria(17 febbraio 2010)