CALABRIA
Una normativa su qualificazione e sviluppo dei “servizi educativi per la prima infanzia”
Promuovere “gli interventi per la qualificazione e lo sviluppo dei servizi socio-educativi per la prima infanzia garantendo la pari opportunità tra bambini” e valorizzare “l’autonoma iniziativa degli organismi non lucrativi di utilità sociale, degli organismi della cooperazione, delle organizzazioni dì volontariato, dei privati e delle associazioni familiari”. Questi gli obiettivi della legge regionale n. 15, “Norme sui servizi educativi per la prima infanzia”, pubblicata lo scorso 5 aprile sul Bollettino ufficiale della Regione Calabria.Più coraggio. “Finalmente”, commenta al Sir Marisa Fagà, responsabile regionale della Fism (Federazione italiana scuole materne): questa legge “colma un vuoto” e s’inserisce “in un contesto sociale difficile come quello calabrese, sia per il reddito pro capite medio sia per l’occupazione femminile, per non parlare della percentuale di diffusione dell’offerta pubblica di asili nido e servizi dell’infanzia in rapporto alla popolazione: solo il 16% dei Comuni in Calabria ha attivato servizi per l’infanzia contro il 94% della Valle d’Aosta e il 60% dell’Abruzzo”. Per Fagà l’aumento di “appena” 200 mila euro all’anno della voce di bilancio regionale “Fondo nazionale per l’infanzia e l’adolescenza” è “il segnale di come il legislatore calabrese manchi di coraggio nella scelta degli investimenti utili nel settore della protezione sociale”. Una preoccupazione, questa, espressa anche dalla Conferenza episcopale calabra che, nella recente sessione primaverile dell’8 e 9 aprile, ha deciso di chiedere chiarimenti alla Regione. Una legge “buona in sé, ma che non ha alcun supporto economico”, hanno scritto i vescovi nel documento finale dei lavori.Più opportunità per la conciliazione vita-lavoro. La Fism ritiene che questa legge possa “attivare un percorso virtuoso” e offrire alle donne “più opportunità per la conciliazione vita-lavoro”, oltre che favorire la crescita dell’occupazione “di professionalità legate a tali servizi e in particolare di donne che, notoriamente, sono impegnate in questo tipo di strutture”. Dal rapporto di monitoraggio del Piano di sviluppo dei servizi socio-educativi per la prima infanzia, presentato recentemente, emerge, ricorda Fagà, come la Calabria sia “fanalino di coda”, offrendo solo a sette bambini su cento la possibilità di frequentare un asilo nido. Varata la legge, però, la Fism sollecita, per “recuperare gli annosi ritardi”, l’approvazione del regolamento attuativo, “senza il quale la Calabria non potrà accedere ai 60 milioni di euro deliberati dal Ministero per la coesione sociale. Ci auguriamo pertanto – afferma la rappresentante della Fism calabrese – che si dia continuità alla concertazione avviando proprio sulla redazione del regolamento un costruttivo dialogo anche con la nostra Federazione”.Spazi di condivisione. “Questa normativa – spiega Saverio Sergi, presidente delle Acli Calabria – promuove, per la prima volta nella regione, dei servizi educativi come spazi di condivisione volti alla promozione del benessere e dello sviluppo psicofisico dei bambini e delle bambine, alla conciliazione dei tempi di lavoro e di cura e soprattutto al sostegno educativo dei genitori, proprio per la loro valenza pedagogica e la formazione continua delle educatrici” . Sergi sottolinea che i servizi previsti dalla legge costituiscono un sistema di “opportunità educative per favorire lo sviluppo armonico delle bambine e dei bambini” e contribuiscono a realizzare “il loro diritto all’educazione”, valorizzando “le diversità individuali, di genere e culturali” e “la personalità di ciascun piccolo”. Inoltre, si favorisce la “comunicazione-ascolto fra pari e con gli adulti”, allo scopo di “consentire il confronto costruttivo delle idee e dei pensieri”. “Il principio su cui si basa l’attività dei servizi educativi per la prima infanzia – aggiunge Sergi – è la convinzione che i bambini e le bambine siano portatori di diritti di cittadinanza e costituiscano una componente fondamentale della nostra società. Ai piccoli sono rivolti progetti, interventi e servizi, che rappresentano un momento formativo fondamentale e un’esperienza decisiva per la crescita personale e sociale”. Da qui la richiesta del presidente delle Acli Calabria alla Giunta regionale di approvare, “al più presto”, il regolamento attuativo “per far sì che le istituzioni e i soggetti sociali interessati si attivino per organizzare i relativi servizi in un’ottica di equa distribuzione territoriale, garantendo agli stessi le adeguate risorse finanziarie anche attraverso la programmazione 2014-2020”.a cura di Raffaele Iaria(19 aprile 2013)