CALABRIA
Per limitare la diffusione indiscriminata degli apparecchi che producono dipendenza
Il Consiglio regionale della Calabria, prima Regione in Italia, ha aderito e sottoscritto – su proposta di Salvatore Magarò, presidente della Commissione contro la ‘ndrangheta – il Manifesto dei sindaci per la legalità contro il gioco d’azzardo, promosso da Terre di Mezzo e da Lega delle autonomie locali, con l’obiettivo di mettere in campo ogni iniziativa utile a limitare la diffusione indiscriminata di slot, videopoker e altri congegni che assegnano in modo aleatorio vincite di premi in natura o in denaro, poiché questi tipi di apparecchi producono più facilmente dipendenze dal gioco d’azzardo. La Commissione contro la ‘ndrangheta sta collaborando con la Commissione Sanità, competente in materia, per la stesura di un progetto di legge regionale attraverso il quale introdurre in Calabria specifiche restrizioni e limitazioni alla diffusione del gioco d’azzardo.Un affare di tutti. Il gioco d’azzardo “patologico”, spiega il delegato Caritas della Calabria, don Nino Pangallo, “ha ormai messo in ginocchio intere famiglie nella nostra regione. La gente povera tenta la fortuna anche solo per mangiare ed è sempre più povera perché gioca il poco che ha”. Per don Pangallo, “una Chiesa che dà voce a chi non ha voce non può che plaudire” a questa iniziativa del Consiglio regionale. “Ogni giorno – ricorda il sacerdote – chiudono attività commerciali e al loro posto spunta una sala da gioco, incurante della vicinanza dalle scuole o da qualsiasi altro luogo educativo. La dipendenza non spunta nella vita delle persone per caso. È una battaglia molto dura”, perché ci sono grossi interessi in gioco ed è un affare che fa gola anche alla “criminalità locale”. Il delegato Caritas si augura che tutti i sindaci calabresi aderiscano all’iniziativa promuovendo regolamenti specifici, ma, oltre a un’attività di “sensibilizzazione da parte delle Istituzioni”, è necessario che tutti si sentano “corresponsabili dell’educazione e dell’accompagnamento di chi vive il problema sulle proprie spalle”. Primo passo. La scelta della Regione è condivisa anche da Gildo De Stefano, del Centro studi di solidarietà (Cereso) di Reggio Calabria: “È un primo segnale d’impegno da parte dell’ente in un territorio che presenta numeri da capogiro sul piano della dipendenza patologica dall’azzardo”. La Calabria si colloca seconda, dopo la Campania, per spesa nel gioco d’azzardo sullo scenario nazionale. A Reggio Calabria il fenomeno è di “proporzioni rilevanti e riguarda molte famiglie; senza considerare quali pericolosi interessi criminali ruotano attorno all’affare dell’azzardo”. Il Cereso (che aderisce alla Federazione italiana delle comunità terapeutiche) opera nel campo delle dipendenze: negli ultimi anni è stato chiamato a “rispondere, attraverso un servizio di prima accoglienza, counseling e gruppi di auto aiuto, a una forte richiesta di sostegno”. Da inizio anno ha promosso, insieme alla Caritas diocesana, il progetto “Ma la vita non è un colpo di fortuna”, che prevede azioni di prevenzione, contrasto e cura del “gambling” (dipendenza da gioco). Per De Stefano “far rimanere l’opera del privato sociale legata a progetti non duraturi e senza uno strutturato riconoscimento da parte dello Stato rischia, però, di ridurre tutti gli sforzi messi in campo a un mero contenimento e rinvio del problema”. Così si rischia di “svuotare di senso” anche la sottoscrizione del Manifesto dei sindaci e l’impegno ad adottare misure ad hoc “se a queste non segue un sostegno economico strutturato attraverso un sistema di rette da parte delle istituzioni responsabili della Sanità. Questa è probabilmente la sfida più importante”. Sull’argomento venerdì 28 giugno si terrà, per la prima volta a Reggio Calabria, un incontro dibattito sul tema “La posta in gioco”: “Un altro passo contro l’azzardo”, conclude il rappresentante del Cereso.a cura di Raffaele Iaria(28 giugno 2013)