"Le diverse ermeneutiche presenti nella società civile ha notato il patriarca – possono concorrere a dar risposta a due domande fondamentali". Innanzitutto all’interrogativo "su come e dove si costituisce una solidarietà capace di dare vita a un progetto educativo". In secondo luogo "si tratterà di garantire che i progetti educativi dialoghino tra loro e rispettino un codice comune", indispensabile per promuovere "la diffusione delle virtù di cittadinanza", ambito in cui "lo Stato deve realizzare un equilibrio tra il ruolo di unificatore e quello di garante della diversità delle tradizioni, nei confini di una comune cultura civica". Per il card. Scola, "è nell’interesse della società e delle singole persone che le tradizioni religiose e culturali vengano mantenute": lo Stato non deve incoraggiarle o scoraggiarle, "ma solo accertare che non siano in contrasto con il valore pratico del vivere insieme garantito dalle procedure democratiche" proprie "dello Stato di diritto". "La capacità della società autenticamente ‘laica’ di assumere questi compiti" – è la conclusione del porporato – eserciterà, assai più che le (mancate) riforme", un importante influsso "sulla qualità del sistema scolastico, ma soprattutto sulla qualità dell’esperienza umana che consente".