SANTA SEDE: CARD. SARAIVA MARTINS, "MAGGIOR RIGORE" NELLA PRASSI” “PER LA CANONIZZAZIONE (2)” “

"La verifica seria e severa della fama di santità o di martirio – ha ricordato il cardinale – costituisce un adempimento previo e assolutamente necessario da realizzarsi in diocesi". "E’ questo – ha puntualizzato – il requisito fondamentale: altrimenti il vescovo non può, nemmeno volendo, iniziare una causa di beatificazione". In altre parole, "è la comunità stessa dei fedeli che fa il primo passo di un processo di beatificazione. Il vescovo si limita a verificare il fondamento di quella fama di santità che il popolo già attribuisce ad un determinato servo di Dio". Altro invito ribadito nella nuova istruzione vaticana, quello a "distinguere bene tra santità e miracolo". "Il miracolo – ha puntualizzato il prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi – non ha niente a che fare con la santità:è il sigillo che Dio pone, e che garantisce che quella persona è santa. Solo Dio fa i miracoli: il miracolo conferma la santità, non è la santità stessa". Quanto all’eventuale liceità di un "miracolo morale", in luogo di un miracolo fisico, Saraiva Martins ha risposto: "Quella del miracolo è un’esigenza attuale: non basta un miracolo morale, si richiede un miracolo fisico. Il miracolo morale è molto più difficile da definire nei suoi contorni, non ci dà una certezza scientifica".