CAMPANIA

Una voce mancante

Campagna informativa sulla 194 e sulla sperimentazione della Ru486

Una campagna di informazione-formazione sulla legge 194/78 sull’aborto: la promuove, dai primi di febbraio, in tutte le scuole superiori della Campania l’assessorato regionale all’Istruzione per informare correttamente gli studenti sulle tematiche relative all’aborto e all’educazione sessuale e per realizzare un approfondimento sull’utilizzo corretto della normativa vigente, utilizzando il contributo di insegnanti, esperti, psicologi e medici specialistici per la conoscenza delle attività di prevenzione e delle relative strutture esistenti. Per ora tre licei hanno chiesto di usufruire della campagna: il Genovesi e l’Umberto di Napoli e il Gandhi di Casoria.Intanto, in Campania si accende il dibattito anche sulla pillola abortiva: tre consiglieri dei Democratici di Sinistra hanno chiesto al presidente della Giunta regionale Antonio Bassolino di attivare la sperimentazione della pillola Ru486. Bassolino, perciò, ha reso noto che “la Regione ha attivato tutte le procedure necessarie, interessando le direzioni delle Asl per verificare se ci sono richieste sperimentazioni, che fino ad oggi sono pervenute dal Cardarelli di Napoli e dal San Sebastiano di Caserta, richieste che attualmente sono all’attenzione del comitato etico”. Solo dopo le valutazioni di quest’ultimo e dopo la sperimentazione, ha annunciato Sassolino, “daremo vita ad una campagna informativa sull’utilizzo del farmaco”.Il vero spirito della 194. È perplesso di fronte alla campagna di informazione-formazione sulla 194 don Virgilio Marone, incaricato regionale di pastorale scolastica della Conferenza episcopale campana (Cec). “È giusto – dice – che i ragazzi siano informati sulla 194, ma se si parla di formazione è un’altra questione. La correttezza avrebbe voluto che si aprisse un tavolo tra i referenti regionali che hanno a cuore l’educazione dei giovani.Per quale motivo la Chiesa non è stata presa in considerazione per la formazione? Il dialogo è la base di qualunque formazione, ma non possiamo realizzare un dialogo a 360 gradi se l’informazione è unilaterale. È stata esclusa a priori – continua don Marone – una realtà, la Chiesa, che di per sé è educativa. All’interno delle istituzioni scolastiche ci sono anche persone che vivono la scelta di fede e, quindi, hanno diritto ad essere educati e a far valere il loro punto di vista, ma sempre nell’ambito del dialogo”.Non solo aborto. Prendere gli aspetti positivi dell’iniziativa, ma anche allargare il discorso. Questo pensa don Francesco De Luca, incaricato regionale di pastorale giovanile della Cec. “La 194 – sottolinea – è entrata nella mentalità della gente solo come mezzo per interrompere la gravidanza. Non si è mai fatta una vera informazione, malgrado tale legge sia ricca di tanti altri aspetti: c’è il discorso dei consultori, dell’accompagnamento, della prevenzione, dell’informazione, tutte questioni finora trascurate”.L’idea in sé di informare sulla legge e di farne capire lo spirito è “un ottimo discorso”, ma “rimane il dubbio sui metodi adottati per fare informazione”. Inoltre, aggiunge De Luca, “non si possono non mettere in luce i limiti della 194, la quale non è una verità biblica, ma una legge migliorabile, nel rispetto della laicità, anche alla luce della legge 40/2004 nella quale si riconosce un nuovo statuto all’embrione. D’altra parte, rispetto della laicità non significa solo applicazione della legge, ma anche il rispetto per chi, in base al suo credo religioso, non condivide la legge e fa obiezione di coscienza”.Al di là di questi necessari chiarimenti, “è bene che la campagna informativa sulla 194 non si riduca solo ad un corso di educazione sessuale e di invito a sfruttare la norma unicamente per la possibilità di abortire. È importante far comprendere ai ragazzi che il consultorio familiare non è solo il luogo dove si va a deporre un problema o a cercarne soluzioni, ma pure un luogo di accompagnamento per una certa maturazione”. Don Francesco esprime anche un auspicio: “Ci auguriamo che dopo l’intervento dell’assessorato regionale all’Istruzione ci sia un intervento di quello alla Sanità perché registri se sul territorio la 194 è applicata in toto e non solo negli ospedali per l’interruzione della gravidanza”.I pericoli della ru486. Sul versante della possibile sperimentazione della Ru486, a favore della quale migliaia di persone hanno manifestato a Napoli l’11 febbraio, si mostra molto preoccupato Lucio Romano, responsabile del Movimento della vita per la Campania. “Dal punto di vista scientifico – dice – nei Paesi in cui già da anni va avanti la sperimentazione, sono stati rilevati preoccupanti effetti collaterali tra cui otto decessi”. Perché s’incentiva tanto l’uso della Ru486? “È il momento politico che detta quest’esigenza. È una moda che in Italia si deve portare assolutamente avanti questo tipo di discorso; a mio avviso, una sorta di ripresa di una posizione laicista dopo le vicende della legge 40”.Purtroppo, conclude Romano, “si rincorrono in maniera provocatoria certe posizioni e mi dispiace che non si pensi, invece, a come rimuovere le cause dell’aborto, intervenendo con un miglioramento dell’attività consultoriale, della relazionalità, degli interventi sociali, politici fiscali, finanziari, del principio di sussidiarietà”.(16 febbraio 2006)