CAMPANIA

Lavorare “con” loro

Territorio e immigrati: il voto agli stranieri, un ulteriore passo verso la cittadinanza piena

Un passo avanti. “Il voto agli immigrati proposto nel nuovo disegno regionale sull’immigrazione, almeno nella bozza iniziale, fondamentalmente voleva essere una provocazione volta a far sì che anche il Governo centrale prendesse coscienza che allargare i diritti di cittadinanza agli immigrati regolarmente residenti non può che favorire l’integrazione”.A dichiararlo è Giancamillo Trani, responsabile del settore immigrazione della Delegazione Caritas Campania, per il quale “riconoscere il voto agli immigrati significa garantire loro un ulteriore passo verso il godimento della cittadinanza piena, ma, per avvenire ciò, ci deve essere un confronto sereno tra tutte le forze politiche”. Per Trani uno dei limiti di tutto ciò che si fa in questo campo è che “gli immigrati non sono attori quanto spettatori. I vari consiglieri aggiunti, ad esempio, sono figure onorifiche”.Se “l’optimum”, per Trani, è “la partecipazione degli immigrati ai processi decisionali”, concretamente “dovrebbero essere almeno consultati nelle questioni che li riguardano”. Per l’esperto, “in questi anni c’è stato un fiorire in Campania di associazioni che si battono a favore degli immigrati, ma si dovrebbe passare dal lavorare ‘per’ a lavorare ‘con’ gli immigrati”.Per una svolta, è necessario, quindi, “rendere protagonisti gli immigrati del cambiamento, facilitare le procedure per l’emersione dal lavoro nero, combattere più seriamente il caporalato e tutte le forme di sfruttamento sul lavoro, potenziare le misure volte alla tutela legale e alla salute degli immigrati”.Centrale per l’integrazione è anche “il ruolo della scuola”, frequentata in Campania da oltre 4.000 bambini stranieri, ma non ultimo sarebbe l’istituzione “a livello regionale ma anche nazionale di un assessorato e di un ministero per l’immigrazione, staccato dalla delega per le politiche sociali perché è una materia che trasversalmente tocca tanti settori”.Un lungo cammino. Per Antonio Casale, direttore del Centro Fernandes di Castelvolturno, la zona della regione maggiormente abitata da extracomunitari, “è giusto dare la possibilità agli immigrati di votare alle amministrative, ma, come è successo per alcune esperienze locali, la risposta degli immigrati non è stata soddisfacente. Quest’esercizio di democrazia, infatti, prevede un lungo cammino e non è pensabile che esso arrivi immediatamente nel vuoto delle politiche regionali e provinciali per l’immigrazione”.Tra gli strumenti per una nuova cultura, Casale cita “la maggiore presenza sul territorio di sportelli dedicati all’immigrazione presso i servizi pubblici, in particolare presso i comuni e i servizi sanitari, con l’informazione in più lingue e la presenza di mediatori culturali”.Anche nelle scuole “occorre promuovere attività di intercultura in maniera non episodica”. In realtà, a giudizio di Casale, “in Campania non si favoriscono, sistematicamente, attività che agevolino l’integrazione, ma in modo rapsodico con interventi più consistenti laddove esistono associazioni più forti che per loro vocazione si dedicano agli immigrati”. La Campania, sottolinea Casale, “non è più un luogo solo di passaggio per l’immigrazione e ciò richiede risposte più adeguate”.Ottimi specialisti. Per Giuliana Martirani, ordinaria di Geopolitica all’Università Federico II di Napoli, “la questione del voto è strettamente legata all’equipollenza dei titoli di studio”. “Il voto, in questo modo – chiarisce la docente -, diventa quello di ‘cittadini’ che collaborano al benessere della città. Nel momento in cui ci rendiamo conto che queste persone sono ottimi specialisti in software se vengono dall’India oppure eccellenti pianisti se vengono dalla Romania, allora probabilmente cogliamo l’importanza di un tessuto sociale integrato in cui non conta la provenienza, ma le qualità professionali”.In Campania, continua Martirani, “gli immigrati sono ancora visti come forza lavoro di basso livello. In effetti, certi immigrati, benché molto preparati, svendono il loro lavoro in modo competitivo per i nostri disoccupati di bassa manovalanza. Con l’equipollenza dei titoli, sarebbero concorrenziali, invece, per i nostri professionisti”. Per la docente, dunque, “il primo passo è l’equipollenza dei titoli di studio da cui deriverebbe l’integrazione sociale, da cui discenderebbe, infine, il diritto al voto. È un approccio diverso perché passiamo dalla carità di dare il voto alla giustizia”.————————————————————————————–SchedaLa Regione Campania “sta mettendo a punto la proposta di legge per l’inclusione degli immigrati. Potranno votare alle regionali e interesserà una popolazione di oltre 65mila persone straniere”: lo ha annunciato, a novembre scorso, l’assessore regionale alle Politiche sociali e all’immigrazione, Rosetta D’Amelio.Finora in Regione si contano alcune esperienze di consiglieri comunali (Aversa e Marano di Napoli) o circoscrizionali (Barra per il comune di Napoli) aggiunti e il “Consiglio provinciale dei rappresentanti degli stranieri immigrati”, organo di rappresentanza e strumento di partecipazione alla vita pubblica degli stranieri o apolidi che risultano regolarmente soggiornanti nella Provincia di Caserta istituito nel 2003.Ma quanti sono gli stranieri in Campania?Su una popolazione residente di 5.788.986 abitanti, sono 128.049 (fonte XV Dossier statistico dell’Immigrazione di Caritas italiana e Fondazione Migrantes). Una regione ancora “in rosa”, la Campania, con il 57,3% di presenza femminile. Per quanto riguarda le provenienze, il 48,7% proviene dall’Europa, il 19,3% dall’Africa, il 15,6% dall’Asia, il 16,% dall’America, lo 0,1 dall’Oceania.(20 gennaio 2006)