Secondo Corradini, “gli insegnanti oggi non possono non chiedersi chi sono, chi devono essere, come devono prepararsi e come possono entrare e lavorare dignitosamente nella professione docente”. Queste e altre sono domande di fronte alle quali, alla loro “ampiezza e profondità”, nonché “alla difficoltà di trovare riposte soddisfacenti”, “molti insegnanti entrano in crisi”. “È indubbio ha rilevato il pedagogista che molti avvertono stanchezza, incertezza e disorientamento per un processo riformatore di cui non si colgono, in profondità, le ragioni, i ritmi e il senso”, né “si può dimenticare che la fatica relazionale dei docenti va aumentando, con il ridursi dell’autorità familiare e di quella sociale, e che la debolezza delle motivazioni all’apprendimento di cose di cui non si riesce facilmente a cogliere il legame con una possibile attività futura rende spesso difficili e poco gratificanti sia l’apprendimento sia l’insegnamento”. “Ecco allora – ha proseguito che si ricorre ai termini inglesi «vocation» e «mission» per ricuperare antiche prospettive di senso”. “Non si tratta solo di espedienti consolatori o di fughe all’indietro verso un mondo antico o romantico, orami scomparso”; in realtà, ha concluso, “l’insegnante che vuole capire se stesso e la sua funzione deve pescare in acque profonde”.” “