"Ho provato una grande pena sottolinea Ricci Sindoni – perché l’aborto ancora una volta è stato reclamato come diritto della donna. Questo non risponde più anche a una nuova rilettura della 194, che non significa voler attentare alla legge: dopo 30 anni, l’aborto è davvero considerato come un’esperienza traumatica, che in qualche modo finalmente vede anche il feto protagonista, non solo come una cosa passiva che va eliminata". Non a caso, ricorda la docente, "anche recenti studi sulla sofferenza del feto nelle prime settimane hanno dimostrato che l’aborto non è solo una cosa della donna e su questi temi c’è una sensibilità anche da parte laica". Manifestazioni come quelle avvenute ieri in diverse città italiane a difesa della 194 e dell’aborto indicano, allora, che "il movimento femminista sia rimasto ancora ideologicamente in piedi, ma non è cresciuta una maturazione della coscienza femminile. Purtroppo, siamo stati invasi negli ultimi decenni da un pensiero della differenza che, invece di alimentare una maturazione della propria differenza e della propria identità in relazione agli altri, ha finito per ghettizzare la donna come è successo ieri, chiudendosi all’interno dei propri modelli, delle proprie psicologie, delle proprie storie". Perciò, "bisogna superare il pensiero della differenza radicale e l’idea che questa differenza sia l’unico modo per esprimere il proprio diritto".