Un’iniziativa che si affianca a quelle delle parrocchie nei quartieri a rischio
Tra le iniziative promosse dalla Regione Campania a sostegno delle politiche locali di sicurezza e legalità e del miglioramento della qualità della vita dei cittadini, la Giunta ha approvato, a fine marzo, una delibera che finanzia l’apertura pomeridiana di 50 scuole presenti sul territorio regionale. L’iniziativa, che si chiama “Scuole aperte” e avrà un finanziamento di 2.500.000 euro, partirà in via sperimentale a settembre.Le scuole pilota saranno scelte in base alla popolazione scolastica, ai tassi di abbandono e di dispersione, alla presenza di criminalità e di particolare disagio economico-sociale. I giovani, durante l’apertura pomeridiana, saranno coinvolti in attività formative, di scambio culturale, di intrattenimento, che ne rafforzino la motivazione e la partecipazione alla vita del proprio territorio. L’iniziativa non sarà riservata solo agli studenti iscritti presso gli istituti che la realizzeranno, ma anche a tutti i giovani presenti sul territorio.Giudica positivamente l’iniziativa don Luigi Merola, parroco di Forcella, quartiere degradato di Napoli, impegnato in prima linea contro la camorra. “Con questo progetto dice – i ragazzi restano a scuola invece che stare per strada. I problemi dei quartieri a rischio sono i disagi e la mancanza di luoghi di aggregazione. La parrocchia, finora, era l’unica possibilità di avere un punto di ritrovo: con l’iniziativa della Regione, invece, in Campania ci saranno anche 50 scuole aperte di pomeriggio”.Per superare la diffidenza dei ragazzi a tornare a scuola nel pomeriggio, don Merola ritiene efficace la formula dei laboratori: “Magari non sono attratti dall’idea di seguire delle lezioni tradizionali anche fuori dall’orario scolastico, ma sono contenti di seguire corsi di informatica, pittura, teatro, musica. Lo abbiamo già sperimentato nelle parrocchie”. Per il sacerdote, “l’educazione resta sicuramente una delle carte da giocare nella sfida all’illegalità e alla devianza”.”Se abbiamo ottenuto dei risultati a Forcella afferma – è perché nel pomeriggio abbiamo aperto le nostre chiese, con doposcuola e attività ricreative. Da settembre, quando anche 50 scuole resteranno aperte fino alle 17.30, orario in cui iniziano le attività in parrocchia, si potrà avviare un percorso comune e integrato”. Insomma, per don Merola, “oggi a Napoli risulta vincente la rete tra parrocchia, scuola e associazioni sul territorio, come pure offrire concrete opportunità di lavoro ai ragazzi, che altrimenti possono facilmente finire a ingrossare le fila della criminalità”. “Quest’iniziativa della Regione è una delle più significative tra quelle approvate di recente”. È l’opinione di Geppino Fiorenza, referente di “Libera” per la Campania e responsabile del Centro anticamorra regionale, per il quale “una cosa è parlare, proporre, progettare; un’altra è dare corpo a un’idea vincente come questa. Le scuole di per sé riflette Fiorenza – sono un presidio democratico, strutture che accolgono i ragazzi, anche quando ci sono problemi e conflitti. Non utilizzarle a tempo pieno sarebbe come avere una fabbrica sotto-utilizzata. Con le scuole aperte si avranno dei luoghi di ritrovo dove si potranno svolgere più attività e avviare un rapporto più profondo anche con i genitori e con il quartiere, perché l’iniziativa è rivolta anche ai ragazzi che vivono nel rione, ma non frequentano quella determinata scuola”.Più critico verso il progetto don Virgilio Marone, incaricato regionale della Conferenza episcopale campana (Cec) per la pastorale scolastica. “La proposta di per sé sembra valida, ma sono troppi i punti vaghi: quali saranno gli strumenti per realizzarla? Ci sarà un collegamento con le altre agenzie educative presenti sul territorio, prima fra tutte la parrocchia?”, si chiede il sacerdote. In realtà, aggiunge, “sono già molte le scuole secondarie aperte tre pomeriggi alla settimana, dove sono avviati anche percorsi di legalità.Di solito, un docente si occupa di quest’ambito in particolare. Per la buona riuscita dell’iniziativa regionale, perciò, si dovrebbero contattare le scuole che stanno già portando avanti progetti del genere”. In particolare, don Marone racconta un’esperienza positiva: “A Somma Vesuviana, in provincia di Napoli, l’Ufficio scuola della Cec e tutte le scuole primarie e secondarie della città hanno realizzato percorsi democratici e di legalità nella scuola”.Per l’incaricato della Cec, pertanto, “l’iniziativa della Regione dovrebbe innestarsi nel cammino già portato avanti da alcune scuole con frutti positivi. Solo creando sinergie con le forze sane del territorio (parrocchie, associazioni, gruppi, movimenti, biblioteche comunali) si otterranno buoni risultati”. Infine, don Marone, sottolinea che è importante “calare il progetto nelle specifiche realtà: i ragazzi di Scampia hanno esigenze diverse da quelli del centro di Napoli o di altre province della Campania”.a cura di Gigliola Alfaro(13 aprile 2006)