Un appello in favore di Sayed Perwiz Kambakhsh, giornalista e studente universitario afgano, condannato a morte per blasfemia il 22 gennaio, è stato lanciato oggi dalla sezione italiana di Amnesty International. "Prima che avessero inizio le udienze fa sapere Amnesty -, alcuni leader religiosi avevano sollecitato la condanna poiché, a loro giudizio, l’imputato aveva recato offesa all’Islam. Il processo si è tenuto a porte chiuse presso il tribunale provinciale di Mazar-e-Sharif, e senza la presenza di un avvocato". Kambakhsh è accusato di blasfemia per aver scaricato da Internet materiale sul ruolo delle donne nell’Islam e averlo poi diffuso all’Università di Balkh. Suo fratello, Yaqub Ibrahimi, ha presentato un appello in suo favore. Se questo sarà respinto sia dalla Corte d’appello che dalla Corte suprema, la sentenza sarà trasmessa per il riesame al presidente Karzai il quale, come prevede la Costituzione, potrà ratificarla, commutarla o annullarla. "Secondo quanto riferito dallo stesso Kambakhsh prosegue Amnesty -, la sentenza scritta gli sarebbe stata consegnata prima ancora di aver avuto la possibilità di difendersi. Kambakhsh, che lavora per un quotidiano locale di Mazar-e-Sharif, ha negato tutte le accuse denunciando che la sua confessione era stata estorta con la forza". L’appello, sul sito www.amnesty.it, si può firmare on line.