CAMPANIA

Rispettati e rispettosi

Una proposta di legge a favore delle minoranze nomadi

Una proposta di legge per la salvaguardia dell’identità etnica e culturale delle minoranze rom sinti e camminanti (nella sola provincia di Napoli si contano circa 2000 nomadi), al fine di agevolare la loro progressiva integrazione. È stata presentata, di recente, dal presidente della Commissione regionale Istruzione, cultura e politiche sociali, Luisa Bossa. Nella proposta, si riconosce ai nomadi il diritto sia al nomadismo sia alla stanzialità. Si prevede che siano comuni e comunità montane a provvedere alla realizzazione di aree di sosta attrezzate, non inferiori a 2000 metri quadri, mentre quelle di transito dovrebbero essere realizzate dai comuni capoluogo di provincia.Per favorire, invece, l’accesso alla casa da parte di famiglie nomadi che scelgono la sedentarietà, i comuni e le comunità montane devono adottare le idonee iniziative in tema di edilizia sovvenzionata e di assegnazione di alloggi di edilizia popolare in base alla legislazione vigente ed alle misure e interventi previsti dal Fondo sociale europeo. La proposta prevede anche l’accesso dei bambini nomadi al sistema scolastico, l’istruzione permanente degli adulti, iniziative di formazione riguardanti forme di lavoro e di artigianato tipiche delle minoranze nomadi. Infine, la Regione dovrebbe promuovere progetti tesi a conservare la lingua, la storia, i costumi e le tradizioni dei rom; sostenere l’artigianato ed il commercio di prodotti tipici delle culture nomadi; salvaguardare e far conoscere le loro manifestazioni tradizionali.“Un primo passo, ma non mancano i limiti”. Questo il giudizio espresso da Enzo Somma, che si occupa di rom per la Comunità di S.Egidio di Napoli, sulla proposta di legge regionale. “Mi sembra interessante – chiarisce – il riconoscimento della possibilità anche per gli zingari di scegliere tra stanzialità e nomadismo, anche in considerazione che molti nomadi ormai vivono in città da molti anni”. Il limite, invece, sta nel fatto che si tratta di “principi molto astratti”. “Ad esempio – spiega Somma – il diritto all’istruzione è garantito a tutti i livelli, ma può essere ostacolato da situazioni di fatto. A Scampia, quartiere di Napoli dove c’è una nutrita comunità rom, il campo d’inverno diventa una ‘pozzanghera’: se i bambini non hanno il servizio pullman come fanno ad arrivare a scuola?”.Una misura per agevolare il diritto all’istruzione potrebbe essere, per Somma, “offrire borse di studio, laddove c’è la frequenza regolare a scuola” e “promuovere iniziative per l’integrazione culturale tra italiani e rom”. In questo senso, vale “l’esperienza positiva della Scuola della pace promossa dalla Comunità di S.Egidio a Scampia, grazie alla quale adolescenti del quartiere si prendono cura di piccoli rom nei compiti”.Per quanto riguarda il diritto alla casa, osserva Somma, “la legge prevede che i rom possano accedere ai bandi di concorso per l’edilizia popolare, nei quali, però, si dà priorità agli sfrattati. Ora, se un rom non ha la residenza non può mai risultare sfrattato”. Nella proposta si parla di corsi di formazione permanente riguardanti lavori tipici delle minoranze nomadi, “ma perché non prevedere – si chiede Somma -contributi alla formazione di cooperative costituite direttamente da rom?”.Perplessità sulla validità della proposta le manifesta anche Giancamillo Trani, responsabile della Delegazione regionale della Caritas per l’immigrazione. “Va bene la creazione di aree di sosta attrezzate, con acqua, luce, gas, servizio di rimozione dei rifiuti, ma non si capisce i comuni in base a cosa dovrebbero intervenire, anche con finanziamenti regionali: il problema è che sono proprio i Comuni a non volere i rom”. Inoltre, “essendo dei cittadini stranieri sprovvisti di permessi di soggiorno, a che titolo risiedono sul nostro territorio?”.Al di là delle dichiarazioni d’intenti, che mostrano “l’esigenza di avere una normativa a livello regionale perché in questo la Campania sconta un ritardo”, ci sono, dunque, molte incongruenze: “Come si possono ammettere i nomadi a corsi di formazione professionale, se sono sprovvisti dei permessi di soggiorno?”. Soprattutto, per Trani, “manca un aspetto fondamentale”: “I nomadi dovrebbero essere accolti all’interno di un sistema di diritti e doveri. Nella proposta di legge ci sono i diritti, ma non ho letto il dovere del rom di mandare i figli a scuola piuttosto di farli mendicare lungo le strade o di trattare le donne in maniera più rispettosa: insomma, bisognerebbe pensare ad un vero e proprio patto di cittadinanza”.Inoltre, “occorrerebbe un piano di profilassi per i bambini e i malati, ma anche qui è problematico stabilire a che titolo si dovrebbe offrire l’assistenza sanitaria”. Trani, infine, non condivide la previsione di campi con estensione minima di 2000 metri quadri: “La prima ratio dovrebbe essere di fare mini campi, sparsi su tutto il territorio regionale, per non creare agglomerati troppo grossi ed evitare tensioni con la popolazione locale. Il fenomeno dell’intolleranza, infatti, è molto forte e gli stessi nomadi non fanno nulla per migliorare la situazione”. D’altra parte- conclude Trani – la popolazione va anche educata alla pacifica convivenza e ad una certa sensibilità, non è qualcosa che possiamo imporre per legge”.a cura di Gigliola Alfaro(07 luglio 2006)