CAMPANIA

Carceri meno disumane

Istituito il Garante per i detenuti

Il Consiglio regionale della Campania, a luglio scorso, ha approvato all’unanimità la proposta di legge “Istituzione dell’Ufficio del Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale e Osservatorio regionale sulla detenzione”. In Campania ci sono 17 Istituti di pena. La nuova legge istituisce, presso il Consiglio regionale della Campania, l’Ufficio del Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, al fine di garantire i diritti di tali persone.Il Garante, eletto dal Consiglio regionale tra candidati che abbiano ricoperto incarichi istituzionali di grande responsabilità o che abbiano una indiscussa competenza nel settore della protezione dei diritti fondamentali, assume ogni iniziativa volta ad assicurare che ai detenuti siano erogate prestazioni inerenti al diritto alla salute, al miglioramento della qualità della vita, all’istruzione, all’assistenza religiosa, alla formazione professionale, e ogni altra prestazione finalizzata al recupero, alla reintegrazione sociale e all’inserimento nel mondo del lavoro. La legge istituisce, inoltre, l’Osservatorio regionale sulla detenzione, composto dalle associazioni, organizzazioni o enti che si occupano delle questioni legate alla detenzione.Non solo denuncia. Per Apollonia Annunziata, responsabile della Conferenza regionale volontariato e giustizia della Campania, “la figura del Garante è indispensabile perché può mediare tra i detenuti e le istituzioni carcerarie”. Annunziata sottolinea, poi, che “l’istituzione del Garante a livello regionale, non essendoci a livello nazionale, è un tentativo per venire incontro ai problemi dei detenuti, partendo dalla base”. Sono molti, aggiunge Annunziata, “le difficoltà che i detenuti si trovano a vivere, sia di carattere sociale sia di salute.Tante volte i volontari, pur instaurando rapporti personali con i detenuti, sono impotenti di fronte alle situazioni di sofferenza. Mi auguro che il Garante, nel suo vigilare sulle realtà carcerarie campane, possa non solo avere un ruolo di denuncia delle carenze, ma anche di concreto aiuto affinché il sistema carcerario funzioni meglio”. Per Annunziata, “è positiva anche l’istituzione dell’Osservatorio regionale sulla detenzione, che finora esisteva in Campania solo a livello cittadino, a Napoli”. Anche Antonio Mattone, che per la Comunità di Sant’Egidio di Napoli si occupa dei problemi dei detenuti, “la legge regionale sul Garante dimostra la volontà di dare una mano ai detenuti. Purtroppo, infatti, nelle nostre carceri si registrano ancora problemi di disumanità, anche legate al sovraffollamento, sul quale certamente il Garante potrà intervenire”.Aiuti concreti. Per don Raffaele Grimaldi, da oltre 13 anni cappellano del carcere di Secondigliano, uno dei due Istituti di pena presenti a Napoli (l’altro è Poggioreale), “l’istituzione del Garante può diventare un punto di riferimento per i detenuti, ma è anche necessario che questi ultimi collaborino per uscire veramente da certi circuiti di illegalità”. Comunque, per il sacerdote, oltre all’istituzione del Garante e alla volontà dei detenuti di cambiar vita, “è necessaria da parte delle Istituzioni una maggiore volontà di essere più vicine a questi nuovi poveri ed emarginati”.Tra i problemi che don Grimaldi denuncia, “un’inadeguata assistenza medica e una grande povertà all’interno del carcere. Talvolta non hanno neppure il sapone e altri generi di prima necessità: i volontari, allora si danno da fare per procurare quello che serve. Insomma, chi combatte in prima fila a fianco di queste persone si rende conto che tante volte le leggi statali o regionali a favore dei detenuti restano lettera morta”. Un invito, quindi, dopo l’istituzione del Garante sulla carta, “a un buon funzionamento di tale ufficio”. Secondo il sacerdote, “per aiutare concretamente gli ex detenuti per il reinserimento sociale e lavorativo, sono necessarie persone che si occupino di loro con professionalità”.In particolar modo, “non si devono chiudere le porte a chi è veramente motivato a un recupero, offrendo dei lavoretti che permettano almeno di sopravvivere e di non ritornare a delinquere”. No, insomma, all’assistenzialismo, ma opportunità di cambiare vita: in questo senso vanno, ad esempio, alcuni progetti realizzati all’interno del carcere: “L’anno scorso – racconta il cappellano – abbiamo avviato laboratori di ceramica, sartoria, pizzeria, quest’anno vorremmo aggiungere quello per il restauro di mobili antichi, per far sì che imparino un mestiere onesto per quando escono”. Il senso di solitudine e di disperazione, spiega Grimaldi, è un’altra grave piaga che si registra in carcere: “Nell’ultimo periodo – sottolinea il sacerdote – ci sono stati tanti suicidi, l’ultimo una decina di giorni fa”. Per far sentire la sua solidarietà ai detenuti, il 23 settembre, il card. Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, visiterà il carcere di Secondigliano, dopo aver visitato quello di Poggioreale, a luglio.a cura di Gigliola Alfaro(08 settembre 2006)