La Croix spiega poi che la possibilità di dichiarare allo stato civile un feto senza vita "non è un atto di nascita e non determina alcuna filiazione. Permette solo di dare un nome al bambino ma non il cognome, che è un attributo di personalità giuridica e come tale non può essere riconosciuto se non ad un bambino vivo. Nel caso di un feto morto-nato, l’iscrizione sullo stato di famiglia non è che una semplice menzione amministrativa". C’è poi il più delicato nodo della legislazione che regola l’interruzione volontaria di gravidanza. Se i movimenti pro-life francesi come "Choisir la vie" ritengono che con la sentenza il legislatore riconosce "lo statuto del bambino nascente" e dunque "essere umano dal concepimento", i giuristi sono di tutt’altro parere in quanto si legge su La Croix – "l’iscrizione del bambino nato senza vita allo stato civile è solo una forma di riconoscimento che non conferisce alcuna personalità giuridica al feto". Due le vie di uscita con il quale i conclude il servizio di La Croix: Dare forza alla circolare del 2001, "iscrivendo nel diritto una soglia a partire dalla quale un atto di iscrizione di un bambino senza vita può essere deliberato". Oppure "restare nel groviglio giuridico" e "in questo caso saranno i giudici ad interpretare la legge".