"Se non si rimette al centro la vita di ciascun essere umano, non si riesce a fare progetti adeguati di tutela di ogni vita, anche di quella che è stata concepita e non è ancora nata". E’ l’ammonimento di Maria Luisa Di Pietro per evitare il "muro contro muro" tra cattolici e laici, ogni volta che si toccano temi come l’aborto. Ai cattolici, in particolare, spetta "farsi carico del progetto genitoriale che una donna o una coppia portano avanti: ci vuole una grande attenzione per la donna e per la coppia, ma anche per il bambino". Tutto ciò, puntualizza Di Pietro, "non per penalizzare qualcuno, ma per evitare che tante donne vadano incontro al dramma dell’aborto, che gli embrioni vengano gettati via, e che una società che non riconosce la sua sconfitta in questo campo continui a fa finta di niente e a non lavorare in maniera adeguata". "L’aborto conclude la co-presidente di "Scienza e vita" è una sconfitta per tutta la società. Chi viene penalizzato non è solo l’embrione, ma anche la donna, a cui troppo spesso non si consente di portare avanti con serenità un progetto di maternità, ma anzi le si rovesciano addosso ansia, angoscia e pressioni psicologiche di ogni genere".