"Quale verità è stata raccontata a questa donna, tanto da spingerla a fare una scelta del genere?". A chiederselo è Maria Luisa Di Pietro, docente di bioetica e co-presidente dell’Associazione "Scienza e vita", a proposito dell’irruzione della polizia al Policlinico di Napoli, dove una donna aveva appena effettuato un aborto alla 21ma settimana di gravidanza, dopo essere venuta a conoscenza che il suo bambino era affetto dalla sindrome di Klinefelter. "In Italia la diagnosi prenatale dichiara Di Pietro al Sir è ormai diventata un rituale in gravidanza, che risponde non ad una domanda prettamente diagnostica per poi aprirsi ad un intervento terapeutico o di cura, ma ad una domanda di ‘ricerca del figlio perfetto’ da parte della donna o della coppia". Dall’altra parte, inoltre, c’è per Di Pietro "una medicina divenuta sempre più difensiva, per cui anche se non si sono indicazioni per eseguire indagini diagnostiche, e anche laddove la tecnica usata presenta un elevato rischio per il feto, il medico spinge che vengano fatte, nel timore che eventuali patologie possano essergli poi addebitate come colpa". Nel caso in questione, secondo l’esperta "emerge in maniera evidente che a fronte di un esito diagnostico non ci sia stato un adeguato conselling pre e post-diagnostico". Di qui il dubbio su "quale verità sia stata effettivamente raccontata alla donna". (segue)