"Sfiora il ridicolo e sarebbe il caso di ridere, se per l’interessato e la sua famiglia con tanti figli non toccasse il drammatico". Così p. Bruno Mioli, consulente della Fondazione Migrantes, commenta la notizia pubblicata ieri da quotidiano "L’ Eco di Bergamo" (e ripresa questa mattina da qualche giornale nazionale) secondo la quale un cittadino senegalese di 48 anni è stato licenziato dall’azienda di trasporto pubblico Net – che ha rilevato una società di Treviglio (Bg) – perché un Regio Decreto del 1931 stabilisce che nel trasporto pubblico locale gli autisti debbono avere la cittadinanza italiana. Il caso si è risolto, per il momento, con il ritorno al lavoro di Ka Djibi (padre di sette bambini e sposato con una italiana)in attesa di decisioni, "rimane però spiega p. Mioli – la questione di fondo: se quella vecchia legge fascista sia passata in desuetudine o non sia applicabile alle piccole aziende o sia formalmente ancora in vigore, nel qual caso quanto è successo al senegalese può succedere a diversi altri senegalesi o comunque extracomunitari in servizio come autisti. Ci si chiede conclude il rappresentante della Migrantes – come mai una tale disposizione possa coesistere con la Convenzione OIL del 1958, ratificata anche dall’Italia che vieta le discriminazioni nei confronti dei lavoratori immigrati".