CAMPANIA

È troppo poco

Finanziati alcuni servizi a favore delle vittime della criminalità

Con l’approvazione del decreto n. 493 del 24 ottobre 2006, l’assessorato regionale alla Sicurezza delle città della Regione Campania ha finanziato l’attivazione di servizi di aiuto in favore delle vittime della criminalità da parte di Comuni, Province e organismi di settore. L’ammontare complessivo della cifra, di cui usufruiranno 28 Comuni, le 5 Province campane e 8 organismi, è di un milione di euro. Il decreto si collega alla legge regionale n. 11 del 2004, che prevede il finanziamento di una pluralità di azioni finalizzate non solo al sostegno delle vittime di reato e dei loro familiari, ma anche al ripristino delle condizioni di equilibrio sociale ed economico. Ma non si tratta dell’unico strumento adottato dalla regione per contrastare la criminalità organizzata: il 12 dicembre 2003 era stata approvata la legge n. 23 per il riuso dei beni confiscati alla criminalità organizzata. Questi due strumenti bastano per combattere la camorra? La domanda l’abbiamo rivolta ad alcuni esperti.“Notevole ritardo”: è quello che si accusa, a giudizio di don Tonino Palmese, referente dell’associazione Libera per la Campania, “nell’applicazione di questi strumenti, che di per sé sarebbero sufficienti se fossero attivati”. Le due leggi, per don Palmese, insomma “esistono, ma solo sulla carta”. Per il sacerdote, “la Regione dovrebbe istituire uno sportello fisso per creare un raccordo effettivo tra la legge e le persone”. Lo stesso problema si presenta per l’altra legge. “La Campania – avverte don Palmese – è il fanalino di coda per i riutilizzo dei beni confiscati alla criminalità. Tali beni dovrebbero sia produrre servizi a vantaggio della società civile sia essere un segno della concreta risposta dello Stato alla camorra. Per far questo, dobbiamo passare dall’osservazione del fenomeno all’attivazione di servizi sul fenomeno”.Sul mancato riuso dei beni, secondo il sacerdote, pesano tre questioni: “la scomparsa, nella scorsa legislatura, della figura del commissario straordinario di Governo per i beni confiscati; un problema di burocratizzazione del demanio, che non ha la forza organizzativa per riutilizzare il bene; gli enti locali, in primis la regione, non hanno strumenti economici e politici per ‘reinventare’ il bene”. Per Palmese, allora, “piuttosto che affrontare la questione nella sua totalità, è meglio sviluppare progetti concreti”.Corresponsabilità necessaria. Per Mario Di Costanzo, consigliere nazionale di Azione cattolica, in passato assessore al Patrimonio del Comune di Napoli ed esperto di legalità, “questi due provvedimenti regionali sono solo palliativi”. Per Di Costanzo, il problema è complesso: “se è vero che l’ordine pubblico è materia di competenza del Prefetto e del Questore, ci sono poi profili di ordine pubblico di competenza degli enti locali. Così se combattere il clan è competenza del Questore, combattere le occupazioni abusive è compito dell’assessore comunale al Patrimonio. Insomma per l’ordine pubblico si tratta di corresponsabilità”.Sulla questione delle occupazioni abusive, “la Regione – denuncia Di Costanzo – ha approvato tre sanatorie, negli ultimi 15 anni, che possono involontariamente favorire i camorristi, che spesso offrono protezione agli abusivi o, peggio, cacciano via gli assegnatari o li costringono ad ospitarli”. Al contrario, “la Regione dovrebbe preparare un’anagrafe dell’utenza delle case di proprietà degli enti locali per verificare periodicamente se ad abitarle sono i reali assegnatari”. In questo momento in cui si assiste ad un ritorno prepotente sulla scena della criminalità organizzata, “un segnale di speranza viene – dice Di Costanzo – dalla venuta a Napoli del card. Crescenzio Sepe: con i suoi messaggi alla città, è l’unico riferimento istituzionale credibile”.Trasparenza e politiche efficaci. Concorda nel giudizio positivo su Sepe il sociologo gesuita, padre Domenico Pizzuti. “È grande la mobilitazione, da parte di preti, istituzioni e società civile, che si sta attivando grazie agli interventi del porporato. Anzi, potremmo dire che è l’unico elemento nuovo che si registra nella situazione attuale”. Per il religioso, comunque, “è fondamentale colpire i patrimoni della camorra, con la confisca dei beni e il riutilizzo degli stessi in breve tempo, com’è importante aiutare le vittime della camorra e i loro familiari come segno di solidarietà e di civiltà”, ma non basta: “Occorre – sottolinea padre Pizzuti – una ‘bonifica’ sociale per troncare le attività illecite ed estirpare i fortini della camorra dal territorio.Ciò si può ottenere lavorando in sinergia tra enti locali e Governo centrale, operando sul fronte educativo per le nuove generazioni, aprendo le scuole di pomeriggio e dando un sostegno morale agli insegnanti, fornendo ai giovani opportunità lavorative e luoghi di aggregazione per il tempo libero”. “È indispensabile – conclude il sociologo – prendere coscienza della gravità del fenomeno camorristico, che non è un’emergenza, ma un cancro persistente, nella consapevolezza che esistono gruppi sociali per i quali lo Stato è un’entità lontana ed ostile. Rispetto a queste sub-culture lo Stato si deve rilegittimare attraverso la trasparenza e politiche efficaci”.a cura di Gigliola Alfaro(17 novembre 2006)