"Un provvedimento legale per molteplici motivi, primo dei quali è che la delibera di un Consiglio Comunale si pone in aperto contrasto con la ben più autorevole e vincolante Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti del Fanciullo, approvata nel 1989 e resa esecutiva in Italia due anni dopo; il punto più rilevante di questo testo giuridico è che va sempre tenuto in considerazione il prevalente interesse del fanciullo". Con queste parole p. Bruno Mioli, consulente della Fondazione Migrantes, commenta al Sir la decisione del Tribunale di Milano che ha accolto il ricorso presentato da una donna immigrata contro la circolare del comune che esclude dall’iscrizione alle scuole materne i figli degli immigrati irregolari. Per p. Mioli, "il comune si mette in contrasto con se stesso, perché la bambina è entrata nella scuola non per il buco della chiave ma a porte aperte per iniziativa dei Servizi sociali del Comune stesso. Dire poi, come di fatto è stato detto, che in tal caso si tratta di ‘favore’ fatto dall’amministrazione comunale e non di un ‘diritto’ della bambina è una meschinità pretestuosa e poco dignitosa". "La cosa più seria prosegue il religioso scalabriniano – è però che il caso è un gesto clamoroso di discriminazione che non può non accentuare, non certo nella direzione giusta, gli umori della gente e pertanto quella pace sociale che, almeno a parole, tutti auspichiamo". (segue)