Un dato che "non meraviglia", soprattutto perché tipico "di tutti i Paesi colpiti dalla secolarizzazione", ma che in Italia assume i toni di "un paradosso", perché "in contrasto" con la tutela sancita dalla nostra Costituzione alla famiglia fondata sul matrimonio. Così Francesco D’Agostino, presidente dell’Unione giuristi cattolici italiani, definisce l’aumento dei coppie di fatto, riconosciute da circa 60 comuni tramite gli appositi registri delle unioni civili. Il "paradosso", per il giurista, sta nel fatto che "da una parte la famiglia fondata sul matrimonio ha un fondamento legale esplicito e una forte tutela costituzionale, poiché è considerata dal nostro ordinamento giuridico un valore sociale da difendere e da promuovere; dall’altra, invece, gli amministratori locali sembrano impegnati di più a difendere formazioni sociali fragilissime, con forme di riconoscimento come i registri delle unioni civili assolutamente simboliche s senza conseguenze rivelanti sul piano della prassi, ma che tuttavia incidono sul modo comune di pensare delle persone". Ad esempio, argomenta D’Agostino, "se una coppia è incerta sul matrimonio e vede che nel suo comune ci sono anche spazi, sia pur simbolici, per il riconoscimento delle coppie di fatto, ritiene di avere un’alternativa riconosciuta, e si chiede così perché debba sposarsi". (segue)