CAMPANIA

Non solo una legge

Riutilizzo dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati

Il Consiglio regionale della Campania ha approvato, il 15 marzo, la legge “Norme in materia di gestione, trasformazione, riutilizzo dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati”. Si tratta di una legge molto attesa visto che dal 1994 c’è un commissario straordinario per i rifiuti. Tra le finalità della legge, ridurre la produzione dei rifiuti; incentivare la raccolta differenziata dei rifiuti urbani e speciali; valorizzare la capacità di proposta e di autodeterminazione degli enti locali; garantire l’autosufficienza regionale per lo smaltimento dei rifiuti urbani; provvedere alla bonifica e al ripristino ambientale dei siti inquinati. La legge, tra l’altro, istituisce un osservatorio regionale sulla gestione dei rifiuti e gli Ambiti territoriali ottimali (Ato), che, in sede di prima applicazione della legge, coincidono con le circoscrizioni provinciali. Previsto anche un contributo per i comuni sede di impianti per il trattamento dei rifiuti urbani e la promozione di campagne di comunicazione e di informazione sociale in materia di rifiuti.Molti dubbi. Non nasconde delle perplessità Pasquale Giustiniani, membro della Commissione Giustizia, pace e salvaguardia del creato della Conferenza episcopale campana (Cec), per il quale “questa legge forse è più dannosa che utile perché la logica adottata guarda al problema dei rifiuti nella fase dello smaltimento, mentre l’accento principale andrebbe spostato sulla prevenzione, riduzione dei consumi e conseguente riduzione della quantità dei rifiuti”.Se, poi, “è stato positivo prevedere che siano le Province a provvedere all’individuazione e localizzazione degli impianti di smaltimento”, Giustiniani considera “un punto dolente” il contributo ai comuni sedi di impianti perché, per la conformazione geografica della regione, sarebbe stato meglio “finanziare non solo il comune sede dell’impianto ma anche quelli limitrofi”. Va bene “prevedere la sensibilizzazione della comunità locale sulla questione dei rifiuti, anche con mezzi informativi a tappeto”: “Ciò è ottimo – osserva – perché si basa sul principio di educazione che, in tempi medio-lunghi, riesce a modificare gli stili di vita, ma la cifra prevista per il primo anno per la campagna di sensibilizzazione, 1 milione di euro, non è sufficiente per un intervento capillare”.Monitoraggio costante. “In Campania la capacità di assorbimento dei rifiuti da parte degli ecosistemi si è chiusa, quindi ben venga questa legge”: lo dice Luigi Fusco Girard, responsabile del Meic campano. “Il paradosso – aggiunge – è che questa regione, in forte crisi ambientale, ha la massima concentrazione in Italia dei siti Unesco di patrimonio mondiale, ha capacità eccezionali dal punto di vista produttivo-agricolo e di qualità visiva-percettiva-paesaggistica. Siamo ‘costretti’, allora, a tutelare il nostro territorio se vogliamo avere futuro”. Per Fusco Girard, ci sono alcuni principi richiamati in questa legge “interessanti”: “Finalmente – afferma – si riconosce che la soluzione dei rifiuti non è un problema tecnico, di gestione amministrativa, ma è un problema in cui sono coinvolti i cittadini, tanto che si fa riferimento più volte al principio della partecipazione, della concertazione, della sussidiarietà”.Un secondo principio è “quello di responsabilità: chi produce i rifiuti poi li deve gestire”. “Un altro principio – continua – è quello della prevenzione, connesso alla necessità di ridurre la quantità dei rifiuti, e quello del riciclo dei rifiuti, con la raccolta differenziata come leva fondamentale”. Anche per Fusco Girard “le campagne informative e educative rivolte alla popolazione sono una chiave fondamentale per diffondere una cultura della sostenibilità e stili di vita più sobri”, ma è anche necessario “far conoscere le buone pratiche adottate con successo altrove nella gestione dei rifiuti”. Per quanto riguarda l’istituzione dell’Osservatorio “è indispensabile un controllo costante non da parte della Provincia e dei Comuni, ma della polizia ambientale, della forza pubblica perché in Campania nel settore rifiuti ci sono intrecci drammatici con la criminalità organizzata”.Riscossa morale. Per don Aniello Tortora, responsabile della Pastorale sociale e del lavoro, giustizia, pace e salvaguardia del creato della diocesi di Nola, una delle zone “più inquinate” della Regione, “la costituzione degli Ato a livello provinciale è importante, purché non diventino l’ennesima occasione della solita clientela politica per ‘voto di scambio'”. Il sacerdote, quindi, si chiede “se a pagare il prezzo altissimo dell’inquinamento ambientale sarà sempre e solo la zona a Nord di Napoli (Giugliano-Acerra-Nola-Marigliano), già altamente inquinata e ad alto rischio diossina”. In realtà, prosegue, “molte responsabilità sono della politica, ma anche nostra perchè produciamo troppi rifiuti”. Per Giancamillo Trani della Delegazione regionale di Caritas Campania, “non basta una buona legge, occorrerebbe, una riflessione più complessiva che punti all’educazione ed alla sensibilizzazione della cittadinanza campana, e alla riscossa morale delle città, Napoli in primis”.a cura di Gigliola Alfaro(21 marzo 2007)