"La situazione in Ciad è un po’ complessa ed è anche un ‘déjà vu’. I ribelli stanno cercando di fare paura alla Francia e all’Europa chiedendo di non inviare truppe, perché a loro avviso sarebbero filo-governative. In Ciad già c’è un contingente francese, la presenza straniera potrebbe effettivamente complicare la situazione". E’ il parere di Silvio Tessari, responsabile del settore Medio Oriente e Nord Africa di Caritas italiana, che è stato per 12 anni operatore in Ciad. Dopo gli scontri dei primi di febbraio che hanno causato almeno 165 morti e 1000 feriti a N’Djamena e decine di migliaia di profughi, ora i ribelli si sono ritirati dalla capitale e attualmente sono ad Am Timan, nel centro-sud del Ciad. Oggi i ribelli hanno chiesto ai Paesi europei di non inviare soldati per il peace-keeping. "Da 20 anni a questa parte ogni qualche anno c’è una ribellione dice Tessari al Sir – . La prima volta, nel ’78-’79, la situazione di crisi è andata avanti per anni. La Francia sostiene il governo finché la ribellione non diventa talmente forte che non è il più il caso di sostenerla. La crisi attuale non mi sembra una delle peggiori, perché è concentrata a N’Djamena. Il Ciad non è tanto importante per il petrolio (nel sud del Paese), quanto per la sua posizione centrale. È un punto d’appoggio strategico, soprattutto per la Francia". (segue)